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TEMI: WELFARE
“La salute si costruisce nelle comunità, nella costruzione di rapporti e di reti, si costruisce nella prossimità”.
Così Mauro Guerra, Presidente di ANCI Lombardia, è intervenuto questa mattina in apertura del workshop “Case della Comunità: una bussola per l’integrazione sociosanitaria”, promosso dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS e dall’Associazione dei Comuni lombardi che ha rappresentato un ulteriore momento di studio e confronto nato dalla collaborazione tra le due realtà e che fa seguito a due workshop e a sei laboratori, pensati come un luogo di confronto e di riflessione tra amministratori, operatori sanitari e sociali, referenti di enti del Terzo Settore e singoli cittadini.
Nella mattinata è stato presentato uno strumento di autovalutazione, basato su criteri e indicatori, che potrà aiutare il processo di verifica e monitoraggio del livello di integrazione tra “sociale e sanitario” raggiunto nelle Case della Comunità: un dispositivo operativo destinato all'autosomministrazione, pensato per favorire processi di analisi, riflessione e miglioramento continuo delle pratiche organizzative.
Considerando questo percorso operativo, Guerra ha evidenziato che “siamo dentro un percorso virtuoso al quale ANCI Lombardia attribuisce grande valore e al quale cerca di dare il maggior contributo possibile. Penso che il lavoro avviato con l’Istituto Mario Negri presenti questioni di merito e di metodo che sono importanti nel processo di costruzione delle Case della Comunità”.
Per il Presidente di ANCI Lombardia, nel merito, è importante capire come “i servizi sociali e l’assistenza sanitaria sono sempre più legati alla comunità, alle forze sociali che sono lì presenti”. Nel metodo usato nella azione portata avanti, per Guerra “è importante essere riusciti a costruire attorno a un obiettivo il coordinamento e il lavoro di tutti i soggetti che sono coinvolti o che devono essere coinvolti nel processo. Così è stato possibile elaborare e costruire un metodo capace di definire un percorso adattabile alle esigenze dei singoli territori”.
Il Presidente di ANCI Lombardia, concludendo, ha sottolineato che quanto realizzato “dimostra che i grandi cambiamenti non si fanno per decreto da un giorno all’altro ma si fanno partendo dalle esigenze concrete e costruendo processi e programmi di riforma dei sistemi sui quali si interviene. E perché questo percorso abbia successo è fondamentale che sia inscritto dentro un accompagnamento costante, che possa dare il via a strumenti di modifica o di sviluppo che permetta di far crescere l’intero sistema”.
L’evento è stato aperto dal saluto di Elena Lucchini, Assessore alla famiglia, solidarietà sociale, disabilità e pari opportunità di Regione Lombardia, che ha ricordato come “le Case della Comunità rappresentano un percorso importante nel rafforzamento della sanità territoriale e un passaggio fondamentale per unire servizi sanitari e sociali. Il lavoro fatto in questi mesi dall’Istituto Mario Negri e da Associazioni, terzo settore, e cittadini è fondamentale”, poiché “solo insieme possiamo costruire delle Case della Comunità dove ci siano competenze, servizi e professionalità”.
Giuseppe Remuzzi, Direttore dell’Istituto Mario Negri, ha considerato come il workshop fosse un’occasione importante “per rendere attuale quanto costruito in questi mesi, e per far in modo che l’assistenza sanitaria sul territorio integri le diverse competenze che sono necessarie”. Remuzzi ha inoltre sottolineato come “i Sindaci da questo punto di vista sono fondamentali, poiché hanno un ruolo decisivo sul territorio per la tutela e la promozione della salute pubblica”.
La griglia degli indicatori
La mattinata è quindi entrata nel merito dei lavori, presentando gli indicatori a supporto del percorso di verifica-monitoraggio correlato al documento “Proposte operative per sviluppare l’integrazione tra sociale e sanitario nelle case della comunità della Lombardia”
Simonetta Di Meo ha evidenziato il percorso metodologico che ha portato alla definizione della griglia di valutazione, sottolineando che “promuovere degli strumenti che dovrebbero facilitare l’integrazione tra sanitario e sociale è importante”, così come “definire un sistema di indicatori per aiutare a misurare quanto si sta realizzando, al fine di incidere su quanto sta accadendo sul territorio”.
I territori tra esperienze e valutazioni
Dai territori sono giunte testimonianze in merito ad alcune esperienze, come quella dell’ASST Fatebenefratelli Sacco e CSV Milano in merito al funzionamento degli OCD, e la presentazione di un nuovo modello organizzativo per i servizi di base fatta da Gianni Rossoni, Sindaco di Offanengo e Presidente del Consiglio delle Autonomie Locali della Lombardia.
Nel suo intervento Rossoni ha illustrato il caso del territorio cremasco composto da 48 comuni, l’80% circa al di sotto di 3mila abitanti, nel quale trova spazio la Comunità Sociale Cremasca: l’Azienda Speciale Consortile istituita per la gestione dei servizi alla persona, e dove il Comune di Crema è l’ente capofila titolare della programmazione dei servizi socio-assistenziali per l’ambito cremasco. Qui, alla luce dei cambiamenti sistemici in atto, sono emerse difficoltà soprattutto nella gestione degli operatori di assistenza sociale, in particolare a livello sovracomunale. Per tentare di risolvere le problematicità l’Assemblea dei Sindaci ha inserito due innovazioni: il passaggio del contratto di lavoro da quello dell’Azienda Consortile a quello degli Enti locali e l’inserimento della sperimentazione di un lavoro di equipe di Sub Ambito (area che conta circa 20mila abitanti), per favorire la continuità di servizio, una migliore specializzazione degli operatori e il passaggio da un modello prestazionale a uno di servizio. Ora è il tempo della verifica dei risultati, senza dimenticare, come ha osservato Rossoni, che con questo progetto “non stiamo semplicemente riorganizzando un servizio, stiamo investendo nelle persone che lo erogano e in quelle che ne hanno bisogno”.
A seguire il confronto tra le valutazioni dei territori sulla griglia di analisi presentata, moderato da Anna Meraviglia, Coordinatrice del Dipartimento welfare di comunità di ANCI Lombardia, che ha evidenziato come la presentazione dello strumento ha posto la necessità di ascoltare le considerazioni degli attori coinvolti, “perché il tema della valutazione porta sempre con sé qualche ritrosia o resistenza”. Coinvolti in questo momento tra rappresentanti di realtà diverse: Ornella Casati, Direttore di Distretto socio-sanitario; Carla Dessi, Responsabile dell’ufficio di piano di un Ambito Territoriale Sociale e Stefania Zazzi rappresentante del Terzo Settore.
ANCI Lombardia e Regione Lombardia
Sara Santagostino, Presidente del Dipartimento welfare di comunità di ANCI Lombardia ha preso la parola per introdurre il confronto con Regione Lombardia, evidenziando come sia “emerso in modo più che evidente il portato delle Case della Comunità sul territorio”, sottolineando che “le strutture arriveranno alla fine del 2027 con un’effettiva partecipazione all’interno della programmazione socio-sanitaria dei nostri territori”. Ora è il momento di rilanciare, partendo dalla convinzione che “non si riesce a migliorare ciò che non è misurabile”, evidenzia Santagostino, considerando però che “il sanitario è facilmente misurabile se si va per prestazioni, mentre il sociale è meno immediato da valutare, perché il perimetro di un intervento è meno definito e può variare”. Quindi, “che tipo di orizzonte temporale abbiamo per la nuova programmazione, quali strumenti abbiamo a disposizione per affrontare la nuova programmazione?”.
A queste suggestioni ha risposto Francesco Maria Foti, Direttore generale della Direzione famiglia, solidarietà sociale, disabilità e pari opportunità di Regione Lombardia, per il quale diventa importante trovare una “soluzione unica per strutturare un sistema unico e unitario per semplificare il lavoro amministrativo in Lombardia”, in un momento nel quale si devono individuare “prospettive nuove per aprire la programmazione zonale”.
Santagostino ha quindi evidenziato che “non sarà facile tenere insieme gli Enti della Regione e gli Enti strumentali dei Comuni”, ma proprio per questo, sarà interessante capire cosa “Regione Lombardia possa fare di uno strumento come quello della griglia oggi presentato”.
Da Regione, Michela Nastasi ha evidenziato che “lo strumento si candida a essere uno degli strumenti per raccogliere informazioni e dati per valutare le politiche, avvicinandosi a quelli che già utilizza Regione”.
Concludendo, Sara Santagostino ha rimarcato che “siamo partiti, ognuno all’interno del proprio ente e del proprio gruppo. Sicuramente il lavoro che abbiamo di fronte è complesso ma partiamo da un terreno fertile. Sarà importante per ANCI Lombardia e Istituto Mario Negri proporre questo strumento come uno degli strumenti da usare nei prossimi mesi nella programmazione di Regione Lombardia”.
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