ISTRUZIONE
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Alla vigilia dell’avvio del nuovo anno scolastico, Elena Carnevali, sindaca di Bergamo e delegata all’Istruzione, Politiche educative ed edilizia scolastica di Anci, fa il punto sulle principali sfide che attendono il sistema educativo e sul ruolo dei Comuni. Al centro dell’intervista, il passaggio dalla fase straordinaria degli investimenti del Pnrr alla necessità di garantire risorse stabili per la gestione dei nuovi servizi, insieme alle questioni del personale educativo, dell’edilizia scolastica, della povertà educativa, della dispersione scolastica e dell’inclusione.
Sindaca Carnevali, il Pnrr ha dato una forte spinta agli investimenti nell’edilizia scolastica. I Comuni hanno risorse sufficienti per sostenere le spese correnti delle nuove strutture?
Il Pnrr ha consentito a Comuni e Città di affrontare una sfida straordinaria, trasformando risorse e obiettivi nazionali in interventi concreti sui territori. Il dato è particolarmente significativo per gli asili nido, dove il target è stato ampiamente raggiunto. Abbiamo nuove strutture, nuovi nidi, mense, palestre e interventi di riqualificazione che hanno ampliato e migliorato l’offerta educativa. Ma un edificio, da solo, non è un servizio: per farlo funzionare servono personale, aggiornamenti pedagogici, utenze, manutenzione e risorse stabili in parte corrente. Il Pnrr, quindi, non deve essere considerato un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova fase: agli investimenti devono seguire risorse adeguate per garantire nel tempo i servizi realizzati.
E ora che finisce la fase straordinaria degli investimenti?
Il rischio è che i Comuni si trovino a dover sostenere nuovi costi senza che siano previsti i corrispondenti finanziamenti a livello centrale. Per questo chiediamo che alla fase degli investimenti segua una fase di consolidamento, con un’adeguata copertura dei costi di gestione per i circa 150 mila nuovi posti nido e scuola dell’infanzia realizzati. È fondamentale che il Pnrr non lasci soltanto nuove strutture, ma servizi realmente accessibili e funzionanti.
C’è poi il tema del personale educativo. Qual è la situazione ad oggi?
È un punto imprescindibile per il buon funzionamento dei servizi. La carenza di personale educativo riguarda molti territori e rischia di diventare un vero collo di bottiglia proprio mentre aumentano i posti disponibili. Servono interventi che rendano più attrattivo il lavoro educativo, percorsi di formazione e reclutamento più efficaci e soprattutto la possibilità per i Comuni di sostenere nel tempo i costi del personale. Anche su questo Anci sta lavorando con il Ministero dell’Università e della Ricerca e con il Ministero dell’Istruzione e del Merito per trovare soluzioni strutturali. Analogamente, negli altri ordini di scuola, garantire un adeguato organico significa incidere sulla qualità dell’istruzione e assicurare la continuità didattica.
La ripresa delle attività scolastiche e le temperature ancora elevate. Come affrontare la situazione?
La crisi climatica evidenzia le vulnerabilità di molti edifici scolastici, molti dei quali sono privi di sistemi di climatizzazione adeguati. È una questione che non può essere affrontata con interventi emergenziali o lasciata alla sola responsabilità dei territori: serve una strategia nazionale. Vanno individuate già con la prossima legge di Bilancio risorse strutturali e adeguate per incentivare l’efficientamento energetico delle scuole.
Parliamo di edilizia scolastica…
Nonostante in questi anni sia stato fatto molto, il patrimonio scolastico italiano è ampio e diversificato e richiede interventi di manutenzione, ristrutturazione, messa in sicurezza, efficientamento energetico e adeguamento sismico e antincendio. Dopo gli importanti investimenti del Pnrr è necessario che l’edilizia scolastica torni a essere una priorità dell’agenda politica del nostro Paese, prevedendo il rifinanziamento della programmazione pluriennale nazionale, interrotta con l’avvio del Pnrr, con risorse dirette a Comuni e Città metropolitane.
Negli ultimi anni si è parlato di dispersione scolastica e povertà educativa. Quali strumenti possono essere messi in campo dai Comuni?
Povertà educativa e dispersione scolastica continuano a limitare il futuro di bambini e ragazzi, privandoli anche di opportunità di crescita sociale e culturale. I Comuni hanno messo in campo molti progetti, anche con risorse proprie, ma è necessario rafforzare il lavoro di rete tra servizi sociali, scuola, realtà educative e territorio, senza lasciare alle sole comunità lo sforzo economico. È inoltre tempo di investire sul tempo pieno nella scuola pubblica dell’infanzia e primaria, per ampliare le opportunità di apprendimento e socializzazione e, al tempo stesso, sostenere la natalità e l’occupazione femminile, soprattutto nei contesti più a rischio di dispersione scolastica.
I Comuni hanno risorse sufficienti per garantire servizi scolastici adeguati e omogenei su tutto il territorio nazionale?
I Comuni fanno ogni giorno uno sforzo enorme per garantire servizi essenziali come trasporto, refezione, libri di testo e assistenza agli studenti con disabilità, ma a fronte di risorse nazionali insufficienti. Non possiamo affidare la garanzia di diritti fondamentali alla sola capacità finanziaria dei singoli Comuni: le differenze territoriali rischiano di tradursi in differenze nei servizi offerti alle famiglie. Come Anci chiediamo quindi finanziamenti stabili e adeguati, in particolare per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione degli studenti con disabilità. Nel 2026 il fondo nazionale arriverà a 160 milioni di euro, ma resta molto lontano dalla spesa sostenuta dai Comuni, che nel 2025 ha raggiunto circa 765 milioni di euro, secondo i dati IFEL. Una situazione resa ancora più critica dall’aumento delle certificazioni di disabilità, cresciute del 5% rispetto all’anno scolastico 2024/25 secondo ISTAT.
In Emilia-Romagna alcune scuole hanno aperto già a fine agosto per venire incontro alle esigenze delle famiglie. Può essere un modello nazionale per conciliare i tempi della scuola e quelli del lavoro?
Il progetto dell’Emilia-Romagna è un’esperienza interessante e merita attenzione anche a livello nazionale. Non significa necessariamente aprire tutte le scuole prima dell’inizio dell’anno scolastico, ma costruire una rete di opportunità educative e sociali nei periodi di sospensione delle attività didattiche. I Comuni già fanno la loro parte con i Centri estivi, i progetti di Scuole aperte e iniziative realizzate insieme alle realtà del territorio. Per rafforzare queste esperienze servono però risorse stabili e una collaborazione tra Stato, Regioni, Comuni e istituzioni scolastiche.
Siamo alla vigilia dell’avvio del nuovo anno scolastico. Qual è il messaggio che Anci vuole rivolgere?
Un messaggio di fiducia nelle istituzioni educative, luoghi in cui si entra alunne e alunni e si esce cittadine e cittadini. La scuola è uno dei luoghi più importanti delle nostre comunità e il nuovo anno deve partire mettendo al centro bambine e bambini, ragazze e ragazzi, con i loro bisogni e il diritto di avere le stesse opportunità. Questo significa costruire percorsi di crescita educativa e sociale, valorizzando il ruolo di insegnanti, educatori, personale di supporto alle scuole e famiglie.
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