SICUREZZA
“Anci pone da tempo un punto politico chiaro: la sicurezza si costruisce prima che accada qualcosa, non soltanto dopo”. Lo afferma Vito Leccese, sindaco di Bari e delegato nazionale Anci alla Sicurezza e Polizia Municipale, intervenendo dopo la morte di Cosimo Quagliarella, il giovane accoltellato a Trani.
“Chiediamo al Governo investimenti sui territori: servono risorse stabili per i servizi sociali e per l’educativa di strada, servono più opportunità per i giovani e serve una Polizia Locale adeguatamente finanziata e dotata di personale”, sottolinea Leccese.
“Quando parliamo di sicurezza urbana non possiamo ridurre tutto alla presenza delle pattuglie, così come non possiamo pensare che basti aumentare le pene per risolvere problemi che nascono molto prima di un reato. Servono più presenza delle forze dell’ordine, organici adeguati e una Polizia Locale messa nelle condizioni di svolgere pienamente il proprio ruolo. Ma abbiamo bisogno anche di una capacità di prevenzione oggi relegata in secondo piano rispetto alla repressione”.
Per Leccese, un Comune deve poter intercettare il disagio prima che diventi un problema di ordine pubblico. “Per farlo servono educatori, servizi sociali, scuola, sport e luoghi nei quali i ragazzi possano stare insieme. Sono strumenti di prevenzione e, quindi, sono strumenti di sicurezza”.
“Non è la prima volta che lo diciamo con chiarezza: il mese scorso, in occasione dell’incontro Fisu su sicurezza e disagio giovanile, insieme ai sindaci Matteo Lepore, Giuseppe Sala e Vittoria Ferdinandi avevamo già lanciato lo stesso grido d’allarme”.
“La sicurezza urbana è una responsabilità condivisa. Lo Stato deve fare la sua parte, le Regioni devono fare la loro e i Comuni devono essere messi nelle condizioni di fare la propria. Continuare a chiedere ai Comuni di governare problemi che lo Stato affronta soltanto quando diventano emergenze è inaccettabile. Così come lo è continuare a chiedere alla Polizia Locale di compensare, da sola, tutte le fragilità del nostro sistema di sicurezza”.
Leccese richiama quindi il ruolo diretto dei Comuni nella gestione delle tensioni sociali. “È nei Comuni che le tensioni sociali diventano visibili. Siamo noi che incontriamo le famiglie, i ragazzi, le periferie, le situazioni di disagio, noi dobbiamo intervenire quando qualcosa comincia a rompersi e ci troviamo a farlo con strumenti insufficienti”.
“Quando una discussione tra coetanei si trasforma nella morte di un ragazzo, abbiamo davanti un problema che riguarda tutti noi e che dobbiamo avere la capacità di affrontare prima che sia troppo tardi. Per questo comprendo e condivido la preoccupazione dell’amministrazione di Trani”.
“Di fronte alla morte di un ragazzo di 18 anni a Trani il primo sentimento che proviamo è dolore. Un dolore che riguarda la sua famiglia, i suoi amici e tutta la comunità. Ma proprio perché una tragedia come questa ci interroga così profondamente, non possiamo fermarci alle parole di cordoglio”.
“La tragedia di Trani – conclude Leccese – riguarda innanzitutto una famiglia che oggi piange un figlio. A quella famiglia va il nostro cordoglio. Alle istituzioni, però, spetta una responsabilità ulteriore: non limitarci a intervenire quando il problema è già esploso. Dobbiamo mettere i Comuni nelle condizioni di prevenirlo. Questa è la discussione che dobbiamo aprire, con serietà e soprattutto senza slogan”.
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