Rapporto Dipendenze 2026
“I Comuni sono in prima linea nel contrasto alle dipendenze, un fenomeno sempre più complesso, trasversale e in continua evoluzione che richiede un approccio multidisciplinare e multilivello”. Così il presidente dell’Anci e sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, intervenuti alla conferenza stampa di presentazione della Relazione 2026 al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia, illustrata presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Politiche contro la droga e le altre dipendenze, Alfredo Mantovano.
“Il tema delle dipendenze – ha spiegato Manfredi – è realmente multidimensionale ed estremamente esteso e coinvolga molteplici aspetti della vita delle comunità. I sindaci e i Comuni sono in prima linea per la loro prossimità ai cittadini, perché incontrano ogni giorno ragazzi, ragazze e famiglie e incrociano direttamente questi problemi”.
Ringraziando il Governo e il Dipartimento per le politiche antidroga “per l’impegno e per l’approccio integrato rispetto a un problema grande e in continua evoluzione”, Il presidente dell’Anci ha poi richiamato l’esperienza dei progetti promossi da Anci e Upi sul tema della prevenzione e della sicurezza stradale, evidenziando il legame tra abuso di alcol e sostanze e incidentalità: “La maggior parte degli incidenti e degli investimenti mortali riguarda giovani, spesso neopatentati, che guidano sotto l’effetto di alcol o stupefacenti. Per questo siamo entrati nelle scuole per spiegare ai ragazzi quali siano i rischi di mettersi al volante in condizioni non adeguate”.
Secondo il presidente Anci, “la risposta deve necessariamente integrare servizi sociali, scuola, sport, sanità e terzo settore. Le dipendenze spesso si accompagnano a disagio psichico e richiedono un approccio sanitario completamente integrato. È più che mai necessario un approccio multidisciplinare e multi-istituzionale per affrontare un fenomeno così esteso e preoccupante”.
Particolarmente allarmante, secondo Manfredi, è l’abbassamento dell’età dei ragazzi coinvolti. “Oggi la polizia municipale si trova a fermare durante la movida ragazzini di 11 o 12 anni che sono per strada di notte da soli, spesso sotto l’effetto di alcol e talvolta anche di sostanze. Nessuno avrebbe immaginato una situazione del genere. Il tema dell’età sta diventando un aspetto drammatico e richiede un’attenzione specifica”. Da qui il richiamo al ruolo delle famiglie: “La vigilanza familiare è un presidio fondamentale per la sicurezza dei figli e non possiamo trascurarla”.
Infine, Manfredi ha evidenziato come il fenomeno non riguardi esclusivamente le aree più fragili dal punto di vista socioeconomico. “Le dipendenze sono presenti tanto nei quartieri con maggior disagio quanto nei quartieri più benestanti. È un fenomeno trasversale che richiede azioni innovative, continue, adeguate ai cambiamenti in corso, dal mercato online delle sostanze alle nuove forme di dipendenza. Servono integrazione istituzionale, risorse e un forte dialogo con famiglie, parrocchie, associazioni e comunità territoriali capaci di intercettare i segnali di disagio”.
Le esperienze di Catania e Jesolo di contrasto alle dipendenze
Nel corso della conferenza sono state presentate anche esperienze territoriali sostenute attraverso i progetti di prevenzione promossi dal Dipartimento per le politiche antidroga e realizzati con il coordinamento di Anci.
In videocollegamento da Catania, il sindaco Enrico Trantino ha illustrato il progetto “My Safe Way”, rivolto alla prevenzione delle dipendenze e alla sicurezza stradale tra i giovani. “Ci siamo chiesti come parlare di dipendenze a chi non si sente dipendente. I ragazzi che bevono troppo o assumono sostanze non si definiscono alcolisti o tossicodipendenti: si considerano ragazzi normali che fanno ciò che fanno i loro amici. Il problema non è che non sappiano che è sbagliato, ma che quella consapevolezza non arriva nel momento in cui devono compiere una scelta”.
Trantino ha spiegato che il progetto ha coinvolto circa 800 studenti, chiamati a realizzare direttamente contenuti e video dedicati alla prevenzione. “Abbiamo scelto di usare il linguaggio dei ragazzi, non per parlare di loro ma per farli parlare. Non una campagna della paura, ma un percorso partecipato che li rendesse protagonisti del messaggio. Un contenuto costruito dai loro coetanei ha una forza narrativa che nessuna lezione può avere”.
Sempre in videocollegamento, l’assessora alle Politiche sociali e alla prevenzione del Comune di Jesolo, Debora Gonella, ha presentato il progetto del “Patentino digitale”, che ha coinvolto circa 1.500 tra studenti, insegnanti e rappresentanti della comunità educante. “Non abbiamo portato nelle scuole una lezione uguale per tutti, ma abbiamo ascoltato, raccolto dati e costruito interventi personalizzati sulle fragilità reali di ogni istituto”.
Tra i dati emersi, Gonella ha evidenziato il divario tra esperienza digitale dei ragazzi e consapevolezza degli adulti. “Più della metà dei genitori ritiene ancora possibile navigare in totale anonimato e questa convinzione passa anche ai figli. Allo stesso tempo il 60% degli studenti dichiara di non parlare in famiglia di cyberbullismo e sicurezza online, mentre oltre l’80% dei genitori è convinto di farlo. È una frattura educativa importante”.
Il progetto Mobilità sicura dell’Anci
Tra le esperienze promosse sul territorio, Manfredi ha richiamato il progetto “Mobilità Sicura”, finanziato dal Dipartimento per le Politiche contro la droga e le altre dipendenze della Presidenza del Consiglio e realizzato da ANCI e UPI. L’iniziativa coinvolge 10 grandi città metropolitane e 20 Province con l’obiettivo di prevenire gli incidenti stradali legati all’uso di alcol e sostanze attraverso campagne di sensibilizzazione, attività educative nelle scuole e controlli mirati nelle aree della movida. Al 31 marzo 2026 il progetto ha già realizzato 35 azioni di comunicazione, coinvolto oltre 48 istituti scolastici e consentito alle Polizie locali di controllare 7.459 persone, accertando 132 violazioni legate alla guida in stato di ebbrezza, all’assunzione di droghe o a comportamenti a rischio da parte dei neopatentati. Un modello di collaborazione tra istituzioni, scuole, sanità e forze di polizia che punta a rafforzare la cultura della prevenzione e della sicurezza tra i più giovani.
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