Giovani
“Il capitale umano è il motore per lo sviluppo civile del Paese. Il divario di reddito fra Paesi avanzati e Paesi in via di sviluppo deriva dal deficit educativo e del sistema di istruzione. L’Italia investe ancora troppo poco in istruzione solo il 3,9% del PIL, un punto in meno della media UE. Formare il capitale umano, investire nella conoscenza significa fare la differenza. E’ lì che si vince o si perde la partita del futuro”. Lo ha sottolineato il segretario generale di Anci Veronica Nicotra, intervenendo alla Biennale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, organizzata a Roma da Save The Children.
“L’Italia registra progressi importanti sul fronte del contrasto alla dispersione scolastica, ma il legame tra l’abbandono degli studi e il contesto sociale di provenienza resta un nodo cruciale da sciogliere per il futuro economico e sociale del Paese”, ha aggiunto Nicotra. Tracciando un quadro che fotografa una realtà a due velocità: “Se da un lato l’indice di abbandono generale è sceso all’8,5% nel 2025 rispetto al 15% del 2015, dall’altro emerge una profonda frattura basata sul livello di istruzione dei genitori”.
In questo senso il segretario generale ha evidenziato che “il tasso di abbandono tocca il 22,7% tra i giovani con genitori che possiedono la sola licenza media, mentre crolla al 5% in caso di genitori diplomati e appena al 2,3% se laureati”. “È a tutti evidente come la partita dello sviluppo sia nelle mani di politiche di contrasto alla povertà educativa che riescano ad erodere queste percentuali giorno dopo giorno”, ha evidenziato richiamando l’attenzione anche sul drammatico dato dei NEET. “In Italia, la quota di giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano è al 15%, un valore – ha ricordato – che ci colloca al penultimo posto in Europa, davanti alla sola Romania, e lontanissimi dal target UE fissato al 9%”.
Per invertire la rotta, la parola d’ordine è ‘sforzo corale’. In questo scenario, per il segretario generale le risorse del PNRR “rappresentano un’occasione irripetibile per cambiare la cornice strutturale del Paese, a partire dall’ampliamento dei nidi, fondamentali sia per lo sviluppo cognitivo dei bambini sia per sostenere l’occupazione femminile”. Va ricordato poi, “l’impatto positivo di misure come ‘Agenda Sud’ – che ha potenziato le scuole con docenti aggiuntivi e aperture pomeridiane -, la stabilizzazione dei centri estivi e l’apertura delle palestre scolastiche. “I Comuni stanno facendo la loro parte attraverso i patti educativi di comunità: la sfida ora è far diventare queste buone pratiche uno standard nazionale. Bisogna non allentare la presa e, facendo squadra, continuare così”, ha concluso Nicotra.
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