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Casa, ANCI: “Serve una strategia strutturale sull’abitare, con più risorse e un ruolo centrale dei Comuni”

20 Maggio 2026

L'intervento della delegata ANCI alle Politiche abitative, casa e arredo urbano

TEMI: CASA

“L’emergenza abitativa richiede una risposta strutturale e stabile. Questo provvedimento rappresenta una primo passo nella direzione di affrontare il problema come richiesto da Anci ma le risorse sono insufficienti, anche perché derivanti dalla riduzione di altri fondi, nazionali o europei. Preoccupa la figura del commissario così come la formulazione della cabina di monitoraggio. Serve una governance più chiara e un coinvolgimento diretto dei sindaci nelle scelte operative”. Così la sindaca di Firenze e delegata Anci alle Politiche abitative, casa e arredo urbano, Sara Funaro, intervenuta oggi in audizione davanti alla Commissione Ambiente della Camera nell’ambito dell’esame del disegno di legge di conversione del cosiddetto Piano Casa. 

Nel corso dell’audizione, Funaro ha ribadito come “la crisi abitativa colpisce in particolare il patrimonio di edilizia residenziale pubblica, oggi caratterizzato da forte obsolescenza e da una crescente difficoltà nel rispondere alla domanda sociale. Secondo i nostri dati, oltre il 50 per cento degli alloggi ERP è stato costruito prima del 1980 e circa 60mila risultano inagibili”.

Per la sindaca di Firenze “le risorse previste dal provvedimento non sono nuove e derivano in larga parte dalla riallocazione di fondi già esistenti. Il Piano prevede 970 milioni di euro tra il 2026 e il 2030, di cui 116 milioni per il 2026, 216 per il 2027 e così via fino al 2030, derivanti non da risorse aggiuntive ma da una riduzione dello stesso importo di fondi dell'Unione Europea e dei fondi nazionali. Già sappiamo dunque che i 116 milioni di euro per il 2026 non saranno sufficienti per i famosi 60.000 alloggi inagibili. Basta fare una rapida stima: considerando che il costo medio di una ristrutturazione è intorno ai 20mila euro, per intervenire sui 60mila alloggi ci sarebbe bisogno, nel solo 2026, di 1,2 miliardi di risorse. C’è poi il tema dei 4,8 miliardi aggiuntivi per misure ERP o ERS, derivanti dal fondo di rigenerazione urbana, anche su questo c'è la necessità di un confronto con i sindaci. Mancano insomma nuove risorse che siano stabili e strutturali”.

La delegata Anci ha poi espresso alcune criticità sul modello di governance previsto dal decreto, in particolare sui poteri attribuiti al Commissario straordinario e sull’assenza dell’Associazione nella Cabina di monitoraggio. “I Comuni – ha sottolineato – devono restare protagonisti delle politiche abitative. Ci preoccupano i poteri molto ampi di ordinanza del commissario e la formulazione della cabina di monitoraggio ci appare troppo generica. Occorre evitare sovrapposizioni o poteri che rischiano di esautorare il ruolo delle amministrazioni comunali, che sono il primo presidio istituzionale sui territori e conoscono direttamente bisogni e fragilità delle comunità”. 

Tra le proposte avanzate dall’Anci, che ha presentato un documento dettagliato, anche il rifinanziamento del Fondo morosità incolpevole e del Fondo sostegno affitti, la possibilità per i Comuni di reinvestire i proventi derivanti dalle alienazioni ERP e l’introduzione di meccanismi compensativi per i mancati introiti legati alle semplificazioni urbanistiche previste dal decreto.

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