Sicurezza urbana
“Le difficoltà sono le stesse per tutti i sindaci: da Nord a Sud ci ritroviamo a dover proteggere le città a mani nude. Tutto parte da un punto: nonostante ordine e sicurezza pubblica siano di competenza esclusiva dello Stato, noi primi cittadini ci ritroviamo caricati di responsabilità senza gli strumenti adeguati. E rispetto alle quali i cittadini ci chiedono continuamente risposte”. Così Vito Leccese, sindaco di Bari e delegato per la sicurezza e la polizia locale dell’Anci nell’intervista pubblicata domenica 19 aprile su Il Sole 24 Ore.
Da cosa dipende?
Questo grande equivoco ha origini lontane, prima con il decreto Maroni del 2009 e poi con il pacchetto sicurezza di Minniti nel 2017: l’introduzione del concetto di sicurezza urbana. A quegli interventi dovevano seguire i relativi decreti attuativi. Sono passati anni e i sindaci sono ancora in attesa. Per esempio sull’accesso alle banche dati. Un agente che esegue un controllo non può sapere il livello di pericolosità dell’interlocutore perché non può accedere al Ced Interforze (banca dati del ministero dell’Interno, ndr).
Gli organici della polizia locale diminuiscono.
Negli ultimi 15 anni abbiamo perso quasi 11.500 agenti non rimpiazzati, mentre l’implementazione del fondo nazionale per la sicurezza urbana resta insufficiente rispetto agli interventi necessari. Serve un approccio di sistema verso un problema che riguarda il futuro delle nostre città. Un piano nazionale per la sicurezza integrata. Noi sindaci siamo pronti e disponibili a una riflessione con il Governo per arrivare a questo obiettivo.
Il Governo chiede ai Comuni più presidio del territorio.
La situazione è veramente paradossale. Pretendono che i sindaci facciano le nozze con i fichi secchi. Infatti mentre oggi i cittadini chiedono più sicurezza, nel decreto Sicurezza non si mettono né risorse né strumenti normativi per procedere con il reclutamento, lasciando i tetti di spesa per le assunzioni del personale nel comparto delle funzioni locali. Attualmente in Parlamento è in discussione il disegno di legge di riordino dell’ordinamento della polizia locale. Spero sia la volta giusta che si possa riformare una legge di ben 40 anni. Dal 1986 il mondo è cambiato così come sono le cambiate le funzioni della polizia locale.
Cosa vi siete detti con la sindaca di Genova Silvia Salis?
Non è la prima volta che ci confrontiamo con gli altri sindaci. Già nell’ultimo congresso Anci avevamo elaborato una lista di priorità condivise. Abbiamo convenuto sulla necessità di una visione che guardi al futuro, capace di mettere in campo anche strumenti di prevenzione e di contrasto alle marginalità. Servono misure urgenti che aiutino i sindaci.
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