#ancigiovani2026
“I giovani non possono essere considerati soltanto il futuro: sono il presente e vanno messi nelle condizioni di partecipare, scegliere, formarsi e costruire il proprio percorso con strumenti concreti”. Lo ha dichiarato il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, intervistato dal vicedirettore Rai Manuela Moreno nel corso della XV Assemblea nazionale Anci Giovani, richiamando il valore del dialogo costante tra Governo, Comuni e territori nelle politiche rivolte alle nuove generazioni.
Nel suo intervento, Abodi ha sottolineato come una parte rilevante dell’azione del Governo si sviluppi proprio nel confronto con sindaci e amministratori locali, considerati interlocutori fondamentali per comprendere i bisogni reali delle comunità e costruire risposte efficaci. Ha richiamato in particolare il ruolo di chi amministra i territori, chiamato non solo a dare risposte ma anche ad anticipare i problemi con visione e capacità di proposta.
“Abbiamo impostato un metodo nuovo, fondato sulla collaborazione sistematica con Regioni, Province e Comuni, condividendo risorse ma soprattutto pratiche, esigenze e soluzioni”. Il ministro ha spiegato che oggi a Province e Comuni è destinato il 53% delle risorse per le politiche giovanili, ma ha precisato che il punto non è soltanto la distribuzione dei fondi: il lavoro si concentra anche sul confronto periodico con i territori, sulle buone pratiche e sulla definizione di azioni capaci di incidere concretamente su orientamento, formazione, autoimprenditorialità e contrasto al disagio giovanile.
Tra i passaggi centrali dell’intervento, Abodi ha richiamato la legge delega sui giovani, definita la prima di questo tipo, con l’obiettivo di riordinare e semplificare un quadro normativo oggi frammentato e spesso poco leggibile per i destinatari delle misure. Un percorso che punta a rendere più accessibili strumenti, opportunità e diritti, rafforzando l’efficacia delle politiche pubbliche rivolte alle nuove generazioni.
Ampio spazio è stato dedicato anche al Servizio civile universale, indicato come una delle esperienze di maggior successo delle politiche giovanili. “Non ci siamo affidati soltanto alle parole, ma ai fatti concreti: abbiamo dato continuità triennale agli investimenti sul servizio civile, con oltre 1 miliardo e 100 milioni di euro ogni tre anni”. Abodi ha ricordato che si è arrivati a circa 160mila domande, in forte crescita rispetto al passato, e che i posti disponibili per il 2026 rappresentano il secondo bando più ampio di sempre. Ha inoltre evidenziato la scelta di valorizzare il servizio civile anche sul piano occupazionale, con la riserva del 15% dei posti nei concorsi pubblici non dirigenziali per chi abbia svolto questa esperienza.
Il ministro ha poi insistito sulla necessità di riconoscere pienamente il valore formativo e civile del servizio svolto dai giovani, anche attraverso la certificazione delle competenze, così da evitare che l’esperienza si chiuda con un semplice attestato di partecipazione. In questo senso, ha spiegato, il Governo sta lavorando anche per estendere il riconoscimento di tale patrimonio umano oltre la pubblica amministrazione, coinvolgendo aziende pubbliche, partecipate e soggetti privati.
Un altro strumento strategico richiamato da Abodi è la Carta Giovani Nazionale, già arrivata a circa 3,7 milioni di titolari attivi. “Sta diventando uno strumento di dialogo diretto con i giovani e una piattaforma di opportunità, a partire dalle informazioni sui concorsi pubblici e dalle misure promosse dalle amministrazioni”. Il ministro ha sottolineato il potenziale della Carta come canale di accesso semplice e gratuito a servizi, informazioni e agevolazioni, anche grazie al contributo dei Comuni, considerati la rete istituzionale più diffusa e più vicina ai cittadini.
Nel corso dell’intervista, Abodi ha poi richiamato anche l’esperienza del PNRR e dei programmi di rigenerazione territoriale, sottolineando il valore di modelli integrati e multidisciplinari come quello avviato a Caivano, che unisce sport, politiche giovanili, sicurezza, riqualificazione urbana e inclusione sociale. Un modello che, ha ricordato, si sta progressivamente estendendo ad altri territori, da Rozzano a Roma, da Napoli a Foggia, fino a Gioia Tauro, Rosarno, San Ferdinando, Catania e Palermo.
“Noi ci stiamo prendendo la responsabilità delle presenti giovani generazioni, non soltanto di quelle future”. È con questo richiamo che il ministro ha concluso il suo intervento, ribadendo la necessità di una valutazione di impatto generazionale delle politiche pubbliche e di una collaborazione stabile tra Governo, Regioni, Province e Comuni. Per Anci, un messaggio particolarmente rilevante: le politiche per i giovani non possono essere episodiche né calate dall’alto, ma devono nascere da una responsabilità condivisa tra istituzioni e territori, con strumenti chiari, risorse stabili e una visione di lungo periodo.
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