GIOVANI
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Pressione per il successo, incertezza sul futuro e fragilità emotiva, ma anche desiderio, curiosità e capacità di adattamento. È un ritratto complesso quello che emerge dalla ricerca “Uno, Nessuno, Centomila Giovani. Il benessere emotivo nella transizione scuola-lavoro”, realizzata da AnciLab e curata da un team multidisciplinare di ricercatori ed esperti in ambito psicologico, sociale e delle politiche pubbliche, presentata mercoledì 18 marzo 2026 a Milano presso la Casa dei Comuni.
L’indagine, che ha coinvolto oltre 1.400 giovani tra i 16 e i 29 anni in diversi Paesi europei, evidenzia un dato significativo: più della metà dei giovani italiani dichiara di vivere una qualche forma di disagio emotivo. Una condizione che cresce con l’età e si intensifica tra chi ha lasciato precocemente gli studi o vive in contesti di svantaggio economico.
Uno degli elementi più rilevanti è la pressione per il successo, alimentata da aspettative familiari, scolastiche e sociali. Una tensione che spesso si traduce in ansia e senso di inadeguatezza. In questo scenario, come sottolinea il gruppo di ricerca, dietro ogni percorso c’è sempre una storia in cerca di 'senso', e il compito oggi è costruire strumenti capaci di “rappresentare senza semplificare, leggere senza giudicare”.
Secondo Alessio Zanzottera, Amministratore Unico di AnciLab, “si tratta di un tema sempre più centrale per le nostre comunità”. La ricerca, spiega, nasce dall’ascolto diretto dei giovani impegnati nella transizione tra scuola e lavoro. Una realtà fatta di frammentazione, ma anche di aspettative molto alte, di energie, di tentativi concreti di costruire il proprio spazio. Una realtà che AnciLab conosce bene perché ogni anno selezioniamo numerosi ragazzi e ragazze nei percorsi di politiche attive che seguiamo. La ricerca restituisce anche lo scarto tra come ci si percepisce e come si è rappresentati”, offrendo una base concreta per progettare politiche più aderenti alla realtà.
Anche per Gianpiera Vismara, coordinatrice di ANCI Giovani Lombardia, e dei Dipartimenti, Cultura, Turismo, Sport, Politiche Giovanili, e Istruzione, il lavoro rappresenta “un contributo molto importante”, utile per comprendere le difficoltà delle nuove generazioni. “Nella Consulta dei giovani amministratori di Anci Lombardia abbiamo creato un gruppo che si occuperà di questi temi perché riconosciamo la necessità di strumenti per affrontarli. Noi lo stiamo già facendo con progetti come La Lombardia dei giovani e con l’Ufficio scolastico regionale. Dobbiamo essere consapevoli delle problematiche che questi giovani stanno affrontando perché saranno le persone con cui ci confronteremo in futuro. Trasferiremo i dati di questo incontro e di questa ricerca nel Dipartimento di Anci Lombardia perché il nostro compito è anche quello di trovare risposte”.
Dal punto di vista dei dati, come evidenziato da Luca Bramati, Responsabile Ricerche e Data Science del Centro Studi e Ricerche di AnciLab, emerge un paradosso: i giovani si percepiscono competenti e connessi, ma faticano a credere in sé stessi. “Manca la fiducia”, soprattutto in relazione al futuro lavorativo, percepito come incerto e instabile.
La scuola si conferma un fattore di protezione importante. Onelia Rivolta, direttrice di AnciLab ed esperta di management, empowerment organizzativo e sviluppo competenze, che ha moderato anche l'incontro, sottolinea come i giovani ancora inseriti in percorsi formativi mostrino “livelli più elevati di fiducia e minori segnali di disagio”. Al contrario, tra chi ha abbandonato gli studi, tre su quattro dichiarano un disagio emotivo significativo.
Non mancano però criticità. La psicologa Anna Arcari evidenzia uno scollamento tra scuola e bisogni reali dei giovani: “Una proposta percepita come vecchia, che stimola la competizione e non alimenta la fiducia”. Allo stesso tempo, sottolinea come i ragazzi siano oggi più capaci di comunicare il proprio disagio, ponendo agli adulti una sfida: “Non considerarlo un fallimento, ma qualcosa da condividere”.
Il ruolo della famiglia appare ambivalente. Secondo Angela Greco, psicoterapeuta, se da un lato rappresenta un “porto sicuro” per l’85% dei giovani, dall’altro può generare pressione e iperprotezione. “Questo rischia di ostacolare la costruzione dell’autostima e la capacità di misurarsi con il mondo adulto”, spiega.
Determinante è anche il contesto economico. Nicola Basile, esperto di politiche sociali, foresight strategico e service design; vicesindaco Comune di Gorgonzola, sottolinea come la precarietà incida profondamente sulla percezione di sé: “Le famiglie più fragili hanno ragazzi che fanno più fatica a riconoscere le proprie competenze”. Ne deriva una riduzione delle aspirazioni e un senso diffuso di estraneità rispetto alle opportunità.
Accanto alle criticità emergono però anche segnali di resilienza. Fabiola Marrujo Mendoza, Assistant project manager e professionista in educazione linguistica e mediazione interculturale, evidenzia come il background migratorio possa rappresentare una risorsa: “Ho costruito la mia fiducia a partire dalla storia dei miei genitori”, racconta, sottolineando un atteggiamento spesso più ottimista tra i giovani con esperienze interculturali.
Infine, il tema del benessere emotivo assume un valore centrale anche in chiave preventiva. Giorgio Mantoan, Medico di medicina generale, componente Consulta ANCI Giovani Lombardia, Consigliere Delegato della Città Metropolitana alle politiche giovanili, ricorda che oltre il 60% dei giovani ha cercato supporto: “Dobbiamo essere capaci di ascoltare e cogliere il disagio prima che diventi patologico”, puntando su una rete integrata tra professionisti e istituzioni.
La ricerca di AnciLab non offre soluzioni semplici, ma invita a cambiare sguardo. Come sottolinea Lucia Merlino, esperta in social future foresight, fund raising e politiche giovanili, è necessario “riconoscere i giovani come soggetti in grado di agire”, coinvolgendoli attivamente nella costruzione delle politiche che li riguardano.
Più che una generazione fragile, emerge quindi una generazione complessa, che chiede ascolto, spazi e possibilità. Perché, come suggerisce il titolo della ricerca, ogni giovane è uno, nessuno e centomila: una pluralità di identità che non può essere ridotta a una sola narrazione, ma che va riconosciuta e accompagnata nella costruzione del proprio futuro.
In allegato la ricerca.
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