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“Le particolarità peculiari dei piccoli Comuni – in quelli fino a cinquemila abitanti risiede il 16,4% della popolazione su un territorio pari a più della metà della superficie del Paese – richiedono una strategia mirata e integrata. Per garantire il loro futuro, invertendo fenomeni di spopolamento e marginalizzazione, serve una piattaforma di proposte che Anci ha elaborato con la sua «Agenda Controesodo». Ne parleremo con i nostri colleghi amministratori agli Stati Generali dei Piccoli Comuni, a Roma il 19 e 20 febbraio. Non sarà solo un’occasione di confronto sulle politiche e misure per valorizzare le nostre aree interne e che proponiamo all’attenzione di Governo e Parlamento. Ma sarà anche un momento di chiusura del percorso avviato con il progetto «Piccoli», promosso dal Dipartimento della Funzione Pubblica e attuato da Anci. Un percorso che ci ha permesso di costruire un modello di accompagnamento strutturato e capillare, coinvolgendo oltre 1.500 enti su tutto il territorio. Proprio grazie al confronto abbiamo nuovi elementi di conoscenza sui piccoli Comuni in settori specifici, come il personale e la finanza locale.
Gli enti fino a cinquemila abitanti contano oggi 53.228 dipendenti a tempo indeterminato, mentre 12 anni fa erano 61.795: in poco più di un decennio si sono perse 8.567 unità, pari a –13,9%. Inoltre in poco più di dieci anni l’incidenza del part-time è raddoppiata, passando dal 14,1% al 29%. Ciò significa che, anche quando il numero delle unità appare stabile, il monte ore di fatto disponibile è inferiore rispetto al passato. Sul piano della finanza locale, invece, i piccoli Comuni assicurano un importante contributo alla tenuta dei conti pubblici: in termini aggregati 1,8 miliardi di avanzo disponibile e circa 1,6 miliardi come saldo di bilancio, con dati in forte crescita tra il 2019 e il 2024. Tutto questo mentre i piccoli Comuni rimangono i più esposti a fattori di rischio di origine naturale o riconducibili a forme di pressione antropica, nonché alle condizioni di criticità connesse alle caratteristiche demografiche e sociali della popolazione e del sistema economico-produttivo. L’Istat ha fotografato il fenomeno con uno strumento di sintesi, l’Indice di fragilità comunale (Icf). Oltre 1,4 milioni di cittadini dei piccoli comuni risultano esposti a rischi massimi e alti: sono infatti 867 (il 15,7% del totale) i comuni fortemente a rischio soprattutto in Calabria, Campania, Sardegna e Lazio. Questo dato deve spingerci a un approfondimento sulle misure che da sempre Anci ritiene necessarie. La nostra Agenda indica 15 obiettivi assieme alle strategie per realizzarli: il nostro auspicio è che il confronto istituzionale già avviato possa continuare per tradurre tali proposte in atti concreti”.
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