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Protezione civile: “Responsabilità dei sindaci ancora sproporzionate rispetto a risorse”

2 Novembre 2026

La Commissione Anci ha esaminato la nuova legge approvata definitivamente dalla Camera

“La nuova legge contiene alcune importanti novità, ma restano questioni che non hanno trovato una piena risposta. I sindaci continuano troppo spesso a sopportare una sproporzione nel carico delle responsabilità». Lo ha sottolineato Luca Salvetti, sindaco di Livorno e presidente della Commissione Protezione civile Anci, aprendo la riunione dedicata alle nuove norme sulla responsabilità degli amministratori e alle criticità ancora aperte nel sistema nazionale di protezione civile.

Il provvedimento, approvato definitivamente dalla Camera il 21 ottobre, introduce alcuni elementi richiesti da tempo dai Comuni: nella valutazione della colpa dovranno essere considerate anche l’incertezza scientifica, la prevedibilità dell’evento, l’urgenza, le informazioni disponibili e i limiti di personale, strumenti e risorse. Per sindaci e operatori la responsabilità è circoscritta alla colpa grave nei casi relativi a misure e interventi urgenti nella gestione dell’emergenza. Restano però fuori dalla stessa tutela rafforzata le attività ordinarie di prevenzione, pianificazione e allertamento, mentre non sono previste nuove risorse per i servizi comunali.
A ricostruire gli effetti della riforma è stato l’avvocato Giuseppe Napolitano, che ha parlato di “un passo avanti rispetto al passato”, sottolineando però la necessità di compierne “altri quattro o cinque”, in particolare sul riequilibrio delle tutele tra i diversi soggetti del sistema, sulla prevenzione e sulle risorse.
Roberto Giarola, consigliere alla Presidenza del Consiglio ed esperto di protezione civile, già impegnato nella stesura del Codice, ha richiamato invece la necessità di affrontare insieme regole e responsabilità: “La protezione civile è un sistema nel quale responsabilità e attività sono condivise. Per questo le regole devono essere costruite coinvolgendo tutte le componenti”. Particolare attenzione, ha osservato, dovrà essere dedicata alle future linee guida, che dovranno adattarsi a realtà comunali profondamente diverse tra loro.
Il confronto ha dato spazio anche alle esperienze degli amministratori. Renata Petrella, sindaca di Chiesa in Valmalenco, ha richiamato la tragedia di Chiareggio e le difficoltà operative dei piccoli Comuni: “Nel momento in cui conosciamo un rischio ma non abbiamo competenze, personale, mezzi e strutture per mitigarlo, come possiamo intervenire?”. Petrella ha ricordato che il giorno dell’evento per il quale è stata condannata era in vigore un’allerta gialla e ha chiesto una definizione più chiara delle responsabilità tra Comuni, Province, Prefetture, Regioni e Stato.
Analoga la testimonianza di Alessandro Tocci, sindaco di Civita, condannato in primo grado a quattro anni per la tragedia delle Gole del Raganello del 2018. Tocci ha posto soprattutto il tema dell’efficacia e della precisione delle allerte e delle condizioni nelle quali operano i piccoli enti: “Non può essere il sindaco l’ultimo anello della catena sul quale ricadono tutte le responsabilità”.
Sul sistema di allertamento è intervenuto anche Gianni Gabriele, sindaco di San Giorgio Albanese, evidenziando le difficoltà determinate da allerte riferite ad aree territoriali molto vaste e dalla carenza di personale e volontariato nei Comuni più piccoli.
Enrico Valentini, sindaco di Gualdo Cattaneo e coordinatore di Anci Umbria Protezione civile, ha proposto di rafforzare le competenze tecniche a disposizione dei piccoli Comuni anche attraverso figure specializzate condivise tra più enti e di definire indicazioni operative chiare sulle azioni da adottare in presenza dei diversi livelli di allerta. «Un sindaco non può essere onnisciente – ha osservato –. Servono strumenti operativi che diano risposte certe».
Nel confronto è emersa anche la necessità di valorizzare maggiormente il principio di autoprotezione e autoresponsabilità dei cittadini, tema posto da ANCI nel percorso di attuazione della delega e che non ha trovato pieno riconoscimento nella nuova disciplina.
La protezione civile si fonda infatti anche sulla consapevolezza dei rischi, sull’informazione e sul rispetto delle indicazioni delle autorità. Un aspetto sul quale proseguire il confronto, per rafforzare la sicurezza delle comunità e definire più chiaramente il rapporto tra responsabilità delle istituzioni e comportamenti individuali.
In chiusura Salvetti ha annunciato che le risultanze del confronto saranno raccolte in un documento da trasmettere alla Presidenza del Consiglio e al ministro per la Protezione civile, valutando anche uno spazio specifico sul tema durante la prossima Assemblea nazionale Anci.
“Dobbiamo trasformare – ha concluso Salvetti – questa Commissione in un luogo stabile di confronto tra sindaci, tecnici e istituzioni per arrivare a un sistema nel quale responsabilità, poteri e risorse siano finalmente coerenti”.

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