Comuni
“La nuova legge contiene alcune importanti novità, ma restano questioni che non hanno trovato una piena risposta. I sindaci continuano troppo spesso a sopportare una sproporzione nel carico delle responsabilità». Lo ha sottolineato Luca Salvetti, sindaco di Livorno e presidente della Commissione Protezione civile Anci, aprendo la riunione dedicata alle nuove norme sulla responsabilità degli amministratori e alle criticità ancora aperte nel sistema nazionale di protezione civile.
Il provvedimento, approvato definitivamente dalla Camera il 21 ottobre, introduce alcuni elementi richiesti da tempo dai Comuni: nella valutazione della colpa dovranno essere considerate anche l’incertezza scientifica, la prevedibilità dell’evento, l’urgenza, le informazioni disponibili e i limiti di personale, strumenti e risorse. Per sindaci e operatori la responsabilità è circoscritta alla colpa grave nei casi relativi a misure e interventi urgenti nella gestione dell’emergenza. Restano però fuori dalla stessa tutela rafforzata le attività ordinarie di prevenzione, pianificazione e allertamento, mentre non sono previste nuove risorse per i servizi comunali.
A ricostruire gli effetti della riforma è stato l’avvocato Giuseppe Napolitano, che ha parlato di “un passo avanti rispetto al passato”, sottolineando però la necessità di compierne “altri quattro o cinque”, in particolare sul riequilibrio delle tutele tra i diversi soggetti del sistema, sulla prevenzione e sulle risorse.
Roberto Giarola, consigliere alla Presidenza del Consiglio ed esperto di protezione civile, già impegnato nella stesura del Codice, ha richiamato invece la necessità di affrontare insieme regole e responsabilità: “La protezione civile è un sistema nel quale responsabilità e attività sono condivise. Per questo le regole devono essere costruite coinvolgendo tutte le componenti”. Particolare attenzione, ha osservato, dovrà essere dedicata alle future linee guida, che dovranno adattarsi a realtà comunali profondamente diverse tra loro.
Il confronto ha dato spazio anche alle esperienze degli amministratori. Renata Petrella, sindaca di Chiesa in Valmalenco, ha richiamato la tragedia di Chiareggio e le difficoltà operative dei piccoli Comuni: “Nel momento in cui conosciamo un rischio ma non abbiamo competenze, personale, mezzi e strutture per mitigarlo, come possiamo intervenire?”. Petrella ha ricordato che il giorno dell’evento per il quale è stata condannata era in vigore un’allerta gialla e ha chiesto una definizione più chiara delle responsabilità tra Comuni, Province, Prefetture, Regioni e Stato.
Analoga la testimonianza di Alessandro Tocci, sindaco di Civita, condannato in primo grado a quattro anni per la tragedia delle Gole del Raganello del 2018. Tocci ha posto soprattutto il tema dell’efficacia e della precisione delle allerte e delle condizioni nelle quali operano i piccoli enti: “Non può essere il sindaco l’ultimo anello della catena sul quale ricadono tutte le responsabilità”.
Sul sistema di allertamento è intervenuto anche Gianni Gabriele, sindaco di San Giorgio Albanese, evidenziando le difficoltà determinate da allerte riferite ad aree territoriali molto vaste e dalla carenza di personale e volontariato nei Comuni più piccoli.
Enrico Valentini, sindaco di Gualdo Cattaneo e coordinatore di Anci Umbria Protezione civile, ha proposto di rafforzare le competenze tecniche a disposizione dei piccoli Comuni anche attraverso figure specializzate condivise tra più enti e di definire indicazioni operative chiare sulle azioni da adottare in presenza dei diversi livelli di allerta. «Un sindaco non può essere onnisciente – ha osservato –. Servono strumenti operativi che diano risposte certe».
Nel confronto è emersa anche la necessità di valorizzare maggiormente il principio di autoprotezione e autoresponsabilità dei cittadini, tema posto da ANCI nel percorso di attuazione della delega e che non ha trovato pieno riconoscimento nella nuova disciplina.
La protezione civile si fonda infatti anche sulla consapevolezza dei rischi, sull’informazione e sul rispetto delle indicazioni delle autorità. Un aspetto sul quale proseguire il confronto, per rafforzare la sicurezza delle comunità e definire più chiaramente il rapporto tra responsabilità delle istituzioni e comportamenti individuali.
In chiusura Salvetti ha annunciato che le risultanze del confronto saranno raccolte in un documento da trasmettere alla Presidenza del Consiglio e al ministro per la Protezione civile, valutando anche uno spazio specifico sul tema durante la prossima Assemblea nazionale Anci.
“Dobbiamo trasformare – ha concluso Salvetti – questa Commissione in un luogo stabile di confronto tra sindaci, tecnici e istituzioni per arrivare a un sistema nel quale responsabilità, poteri e risorse siano finalmente coerenti”.
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