DA TREMEZZO AL FUTURO
TEMI: WELFARE
“Essere a Tremezzo, per chi come me ha sentito parlare di Tremezzo la prima volta nel 1990 a una lezione di principi e fondamenti della professoressa Marina Villavalle, apre il cuore. Essere qui 80 anni dopo ha un significato particolare e ha una grande responsabilità. È la responsabilità degli assistenti sociali, gli assistenti sociali sono abituati a non sfuggire qualunque cosa accada, come abbiamo visto in questi anni, in questi mesi, dove si sono stimate spesso complessi”. Così Barbara Rosina, Presidente del Consiglio Nazionale degli Assistenti Sociali ha aperto il suo intervento nella seconda giornata del convegno “Da Tremezzo al futuro”.
Continuando la sua riflessione, Rosina ha considerato che “questa responsabilità la collego a quanto mi ha colpito nel rileggere alcune pagine degli atti di allora, rileggere come un paese che è appena uscito da anni complessi, difficili, attraversati dalla povertà, dalla distruzione, da profonde disuguaglianze, aveva il coraggio, il coraggio di pensare, il coraggio di mettersi in discussione, il coraggio non solo di rispondere ai bisogni immediati, ma il coraggio di chiedersi quale società vorremmo costruire. E questo coraggio è un'altra parola chiave nei nostri tempi, perchè non sempre il coraggio accompagna le scelte nostre, come professionisti, le nostre procedure, le nostre organizzazioni. E quindi, di nuovo, rileggere gli atti significa trovare l'attenzione a una responsabilità pubblica, alla dignità delle persone di cui abbiamo parlato, all'attenzione all'organizzazione dei servizi, alla necessità di preparare professionisti adeguati, ricordando che questa preparazione doveva essere collegata al ragionamento, sugli interventi che potevano essere messi in campo e alle condizioni sociali che attraversavano il paese, le condizioni delle istituzioni, le condizioni delle comunità. Allora, a queste questioni noi riconosciamo una parte importante del nostro sistema di welfare, delle radici culturali del nostro welfare, della nostra professione, e mi piace pensare che nel 1946, mentre si cercava faticosamente di ricostruire un paese, si stesse cercando di costruire un'idea diversa, di cittadinanza, un'idea diversa di un paese, perché noi sappiamo che prendersi cura significa anche ricordarsi che ricostruire un paese non significa soltanto rialzare i muri delle città, significa restituire dignità alle persone, significa restituire diritti, significa restituire quella capacità di ambizione e di aspirazione a un futuro. E questo è quello che noi troviamo nelle pagine di quell'evento. La Costituzione, sicuramente, ha da questa visione un fondamento decisivo, riconoscendo i diritti e affidando alla Repubblica i conti di promuovere gli ostacoli, lo sappiamo bene, ostacoli che possono impedire l'uguaglianza e anche la partecipazione all'intero paese”.
Considerando l’oggi, Rosina ha notato che “dobbiamo avere l'attenzione sugli aspetti sui quali si misura la tenuta del nostro welfare ed è qui che si misura anche la qualità della nostra democrazia. Come assistenti sociali noi riconosciamo bene la distanza che vorrebbe separare il diritto riconosciuto dal diritto completamente esercitabile, la incontriamo tutti i giorni nel nostro lavoro, nelle storie delle persone, nelle difficoltà delle famiglie, dei territori in cui operiamo, anche nei rappresentanti dei nostri enti. Perché sono insieme a noi in questo mondo, in questo sistema in cui le risorse e le responsabilità e le possibilità non sono ben definite. E quindi siamo a fianco degli amministratori, non siamo in opposizione degli amministratori. Siamo quelle professioni, quei professionisti che possono, attraverso le loro competenze, riuscire anche a segnalare quali possono essere le carenze strutturali dei servizi, quali possono essere gli ambiti importanti in cui stanno emergendo, in modo da riuscire anche a prevenire i fenomeni in attività di emergenza delle proprie. Negli atti di Tremezzo troviamo un'attenzione straordinaria alla preparazione di assistenti sociali, alla necessità di costruire un sapere professionale, di individuare metodi di responsabilità e competenze specifiche, ormai l'impatto si interrogava su quale preparazione fosse necessaria per esercitare questa professione e su quale ruolo potesse svolgere nella costruzione di una società democratica. Oggi queste domande conservano una grande attualità e ricorso, lo sappiamo, fondamentale per il vigile di legge delega, per la riforma degli ordinamenti professionali che è stato approvato in Senato e adesso è alla Camera”.
Per Rosina, “noi stiamo chiedendo di garantire alle persone il diritto di incontrare professionisti preparati, questo è uno dei grandi insegnamenti di Tremezzo, un insegnamento nel quale la qualità della preparazione non è una questione interna a una categoria, è una questione di responsabilità delle istituzioni verso la proiettività e riguarda anche le condizioni nelle quali le nostre competenze possono essere esercitate. Serve riconoscere alle persone non solo bisogno da soddisfare ma capacità e aspirazioni delle persone di garantire ciò che deve essere garantito delle istituzioni e questa di nuovo con coraggio e con responsabilità è una questione che dobbiamo mettere in campo. Questa è la responsabilità che abbiamo ed è tutto con grande onestà stessa responsabilità alla quale alcuni colleghi indipendentemente da chi è l'amministratore indipendentemente da chi è lì in coalizioni quello è il nostro interlocutore e le nostre competenze gli sono utili per riuscire a programmare delle scelte di politica pubblica che tengano conto di quanto non vediamo quotidianamente nei nostri territori. Il nostro compito come ordine professionale è che ci arriviamo a questo cioè considerare e fare una responsabilità ordinaria delle istituzioni”.
Temi più visti
FINANZA, SOSTENIBILITA', IMU, ISEE, CASSA DEPOSITI E PRESTITI, POLITICHE ABITATIVE, SMART CITY, CATASTO, EBOOK