DA TREMEZZO AL FUTURO
TEMI: WELFARE
I lavori del pomeriggio a Tremezzina sono ripresi con una tavola rotonda per discutere del servizio sociale nell’ambito di un sistema di welfare che cambia, moderata da Silvana Nicola, Consigliera/Segretaria del CROAS.
Ha aperto gli interventi Annamaria Campanini, Assistente sociale, sociologa, già professoressa associata di servizio sociale presso l’Università di Milano Bicocca: Partendo dall’esperienza di Tremezzo del 1946, ha ripreso alcune questioni centrali e ancora attuali nella formazione dell’assistente sociale: il rapporto tra teoria e pratica, tra cultura generale e competenze tecniche, e la definizione del profilo professionale necessario per affrontare le trasformazioni della società. “Le sfide contemporanee — dalle disuguaglianze alle migrazioni, dai cambiamenti demografici e ambientali alla digitalizzazione — sollecitano il superamento di una concezione della formazione fondata sulla sola trasmissione di contenuti e competenze, a favore di un approccio trasformativo, capace di promuovere pensiero critico, riflessività, apprendimento continuo e capacità di confrontarsi con contesti complessi e mutevoli”. L’intervento si è concluso riprendendo la domanda che attraversa l’esperienza di Tremezzo: quale professionista si vuole formare per la società di oggi e di domani? “Una domanda che richiede di coniugare radicamento locale, apertura internazionale e capacità di trasformazione”.
Mara Sanfelici, Assistente sociale e Professoressa Associata presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, parte dall’eredità politica di Tremezzo per interrogare il rapporto tra servizio sociale e democrazia nel presente e nel futuro. “La democrazia si apprende e si esercita nella vita di tutti i giorni non solo nelle urne elettorali, prende forma nella qualità delle relazioni tra cittadini e istituzioni, nell’effettività dei diritti, nella possibilità di essere ascoltati, di partecipare alle decisioni e di esprimere dissenso. Da un lato, il servizio sociale ha bisogno della democrazia, per non ridursi a strumento di disciplinamento e adattamento; dall'altro, anche la democrazia ha bisogno del servizio sociale, perché i diritti formalmente riconosciuti possano tradursi in possibilità effettive. Le pratiche professionali e organizzative possono dar voce alle istanze delle persone, ma possono anche individualizzare problemi che hanno radici strutturali, trasformare i diritti in "concessioni" e interpretare il dissenso come non collaborazione”.
Elena Cabiati, Assistente sociale e professoressa ordinaria presso la Facoltà di Scienze Politiche e Sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha offerto alcune riflessioni sulla formazione degli assistenti sociali, delineando, a partire da quanto discusso nel Convegno di Tremezzo del 1946, aspetti di permanenza e di cambiamento. Pur richiamando contenuti storici (dalle prime scuole di servizio sociale del secondo dopoguerra fino al riconoscimento del titolo professionale e al progressivo processo di accademizzazione), Elena Cabiati si è concentrata sulle premesse, sulle condizioni, sulle tensioni e sulle speranze che interessano la formazione al servizio sociale, per discuterle criticamente e orientare in prospettiva futura le principali sfide che la riguardano. Nella relazione ha evidenziato “come un continuo processo di riflessione critica-capace di tenere insieme memoria storica, analisi del presente e visione prospettica-costituisca condizione necessaria per continuare a formare e a formarsi come assistenti sociali.
Michele Bertola, presidente di ANDIGEL, formatore e consulente, presenta “C’è ancora domani” tracce per la formazione dei dirigenti del welfare del futuro. Nel suo intrvento parte da una domanda: come possiamo formare oggi dirigenti destinati ad affrontare problemi e trasformazioni che ancora non conosciamo? “Nel welfare – spiega - questa domanda assume un significato particolare, perché è proprio qui che molti cambiamenti della società e nuove fragilità diventano visibili per primi. La formazione non può quindi limitarsi all’aggiornamento di conoscenze e competenze, ma deve aiutare i dirigenti a leggere le comunità, costruire connessioni, valorizzare saperi differenti, affrontare l’incertezza e sperimentare. Il dirigente del welfare del futuro sarà sempre meno soltanto il responsabile di un settore e sempre più un dirigente della comunità, capace di portare lo sguardo del welfare anche nelle altre politiche pubbliche. Formare, in questa prospettiva, significa non soltanto prepararsi al futuro, ma diventare più capaci di partecipare alla sua costruzione”.
Onelia Rivolta, direttore di AnciLab, società in house di ANCI Lombardia, dove si occupa di progetti e interventi di sviluppo strategico e innovazione per gli enti locali, ha proposto una riflessione sul lavoro sociale, e più in generale sul mondo del lavoro, sull'importanza delle soft skills e sulla trasformazione profonda segnata dalla diffusione dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali, i cui effetti sono già evidenti nei processi amministrativi, nella gestione dei dati, e nell’organizzazione dei servizi. Rivolta nel suo intervento ha proposto di leggere questi cambiamenti “come un’occasione per interrogarsi sul valore umano del lavoro e sulla capacità di stare nel proprio ruolo. Se le tecnologie possono alleggerire le attività ripetitive, rendono anche più evidente ciò che non può essere delegato: la capacità di ascolto e di relazione, la valutazione professionale, la responsabilità delle decisioni, la mediazione. Investire nelle competenze trasversali significa allora fare in modo che l’innovazione resti al servizio dei diritti e che il welfare del futuro continui a essere, come a Tremezzo, una questione profondamente umana".
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