da tremezzo al futuro
TEMI: WELFARE
Il welfare tra memoria storia e nuove sfide è stato il primo panel che ha animato la due giorni del convegno sul welfare in programma a Tremezzo (diretta streaming).
I lavori sono stati introdotti da Sara Alberici, Vicepresidente CROAS, che ha ricordato come “il Convegno di Tremezzo non fu solo una conferenza tecnica ma fu un atto costitutivo e generativo della nostra democrazia e del tessuto sociale. Oggi siamo in questo luogo storico per porci la stessa domanda di allora: “come possiamo orientare il servizio sociale per rispondere alle domande attuali?”.
All’interrogativo hanno risposto diversi relatori, a cominciare da Pierciro Galeone, Direttore della Fondazione IFEL e Vicepresidente della Fondazione Giulio Pastore, per il quale "la storia del welfare italiano, pur con le sue debolezze, è la storia di un successo".
Carlotta Mozzone, PhD, assistente sociale, assegnista di ricerca dipartimento Culture, Politica e società dell’università di Torino, e Componente del Comitato direttivo della Società per la Storia del Servizio del Servizio Sociale (SOSTOSS), ha messo in luce l’eredità del Convegno di Tremezzo, evidenziando come “l'evento rappresenta un caposaldo dell'esperienza generatrice del servizio sociale professionale in Italia, oltre che un momento di elevato respiro culturale per l'elaborazione di un nuovo approccio all'assistenza, da contrapporre al paternalismo del ventennio fascista".
A seguire, Franca Maino, professoressa associata presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano e direttrice scientifica del Laboratorio Percorsi di Secondo Welfare, ha sottolineato come ottant'anni dopo il convegno di Tremezzo la domanda sul welfare è ancora attuale, anche se "i bisogni sociali si sono trasformati e stratificati - longevità e domanda di cura, nuove povertà, disuguaglianze educative, fragilità abitativa - con una velocità che il welfare novecentesco, costruito su rischi standardizzati e sulla centralità del lavoro stabile, fatica a intercettare. La risposta, inoltre, non è più affidata al solo attore pubblico: si è consolidato un ecosistema di attori che mobilita risorse cognitive, organizzative, relazionali ed economiche aggiuntive rispetto a quelle statali”.
Cristiano Gori, professore ordinario di politica sociale nel Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento, ha ripercorso lo sviluppo dello stato sociale in Italia, i risultati ottenuti e i problemi irrisolti. Lo fa assumendo la prospettiva degli/delle assistenti sociali e chiedendosi qual è stato l’impatto dell’evoluzione delle politiche su quella della professione.
Renato Sampogna, Dirigente della Direzione per lo sviluppo sociale e gli aiuti alle povertà del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e Responsabile della programmazione sociale nazionale e delle politiche sociali in favore dell’infanzia e dell’adolescenza con relativa gestione delle risorse finanziarie correlate, ha fatto una riflessione sul ruolo del Servizio Sociale Professionale su come sia cambiato il welfare italiano, e sul contributo che la professione ha dato e continua a dare alla sua costruzione. “Il Convegno del 1946 rappresentò un momento fondamentale per il rapporto tra nascente democrazia, politiche sociali e sviluppo del servizio sociale; il confronto del 2026 invita a guardare, con la stessa capacità progettuale, alle trasformazioni oggi in atto. Negli ultimi anni il sistema dei servizi sociali è entrato in una fase di progressivo consolidamento istituzionale: il rafforzamento degli Ambiti territoriali sociali, la definizione dei LEPS, gli obiettivi di servizio e il progressivo sviluppo di strumenti nazionali di programmazione e monitoraggio pongono al centro la questione della effettiva garanzia dei diritti sociali nei territori. In questo processo il Servizio Sociale Professionale assume una funzione essenziale. La sfida attuale è creare condizioni organizzative, professionali e istituzionali che consentano a queste funzioni di essere esercitate in modo stabile, integrato e omogeneo nell’intero sistema territoriale”.
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