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da tremezzo al futuro

Convegno Tremezzo, Regondi: "Siamo una professione con un ruolo politico altissimo"

30 Ottobre 2026

L'intervento della Presidente del Consiglio Regionale Assistenti Sociali della Lombardia

TEMI: WELFARE

“Benvenuti su questo ramo del lago di Como, che non è quello del Manzoni, ma è un ramo che ha scritto un'altra storia, la nostra storia, ed è proprio qui che oggi vogliamo ricordare gli 80 anni della Repubblica che coincidono con gli 80 anni del welfare. Qui si incrociavano 80 anni fa diritti, politiche e territorio ed è proprio qui, da questo incredibile hotel, che nel 1946 venne ospitato il primo convegno e da qui vogliamo guardare al nostro futuro. Per noi oggi è un momento davvero importante, perché è il nostro compleanno, quindi tanti auguri al servizio sociale e professionale. Qui, nell'ottobre del 1946, ha voluto avvio il disegno che ha portato ai servizi sociali che oggi conosciamo”. Così Simona Regondi, Presidente del Consiglio Regionale Assistenti Sociali della Lombardia è intervenuta nel corso dell’apertura del convegno “Da Tremezzo al futuro” (Diretta streaming), ricordando come “il servizio sociale è mutato, così come è mutata la società in cui siamo inseriti. Eppure non siamo solo tecnica, siamo una professione con un ruolo politico altissimo, e questo lo dico alla comunità professionale che deve esercitare questo ruolo e deve farlo suo. Noi dobbiamo inventare quel luogo fisico ed emotivo dove incontriamo le istituzioni, dove le persone incontrano le istituzioni e noi incontriamo le persone. Vediamo realtà che non giungono ai palazzi se non le portiamo noi. Noi incontriamo le persone e le famiglie spesso nei momenti di difficoltà ed è questa difficoltà che dobbiamo portare ai decisori politici. Noi abbiamo la possibilità di vedere l’enorme distanza che separa un diritto teorico da un diritto realmente esigibile e questa consapevolezza ci consegna una responsabilità pubblica, e quindi politica, ineludibile, che dobbiamo usare, di cui dobbiamo esserne coscienti. I principi che guidano il nostro corpo professionale ci impongono di usare queste informazioni per sollecitare i decisori pubblici”.

Regondi ha osservato come “la cittadinanza ci chiede di trasformare questi diritti che sono sulla carta in diritti reali che sono sulla carta costituzionale ma non possono restare non realizzati. Abbiamo bisogno che vengano liberati, ossia resi evidenti e questo è il nostro compito. È un compito istituzionale ed è un compito professionale. Per comprendere la radice di questo mandato dobbiamo guardare davvero a ciò che è stato fatto ottanta anni fa. Mentre a Roma l'Assemblea Costituente traduceva la visione di un paese nuovo in articoli di legge, qui dal 16 settembre al 6 ottobre 1946 un vero e proprio cantiere democratico. Il Convegno di Tremezzo fece da ponte dalle macerie di un paese appena uscito dalla seconda guerra mondiale all'architettura della nuova repubblica, apportando una cesura netta tra il passato, nel quale l'assistenza era valutata paternalisticamente e utilizzata come strumento di controllo, e sancì che il benessere della persona è una responsabilità dell'intera collettività. Il cittadino smetteva di essere un supplicante, per essere finalmente portatore di diritti esecutivi. Fu in quella sede che emerse una domanda estremamente pragmatica: “Chi avrebbe dovuto rimuovere sul piano tecnico operativo gli ostacoli delineanti dall'articolo 3 della Costituzione? Quale uomo, quale figura professionale avrebbe dovuto portare l'uguaglianza sostanziale descritta dal secondo comma dell'articolo 3 della Costituzione?” La risposta fu chiara. La ricostruzione morale e materiale del Paese non poteva essere delegata esclusivamente al volontariato o al buon cuore. Era necessaria una figura larga, scientificamente preparata e dotata di metodologie specifiche: l’assistente sociale. Noi nasciamo così. Concepito non come burocrate, ma come operatore della democrazia, una vera e propria infrastruttura umana della politica. La nostra professione nasce con il compito di connettere i bisogni delle persone con le risorse pubbliche.

Regondi ha proseguito ricordando come “non esiste nessun atto professionale del servizio sociale che non sia un atto di attuazione della Costituzione. Questo profondo legame si articola su tre assi importanti. Il primo asse riguarda il principio tecnico dell'ineguaglianza sostanziale. La Costituzione è un atto di immenso realismo e sottolinea un dato di realtà che conosciamo molto bene: riconosce che le persone non partono tutte dalla stessa linea. La nostra comunità professionale è lo strumento tecnico relazionale con cui la Repubblica dà concretezza all'obiettivo dell'ineguaglianza sostanziale. Il secondo asse è un vero e proprio rivoltamento del paradigma: da beneficiario al diritto. Prima della Repubblica l'intervento sociale era discrezionale, era beneficenza dello Stato. La Costituzione scardina questa simmetria. Oggi noi non operiamo per ottenere la carità ma per accompagnare i cittadini al riconoscimento di un diritto sancito. Il cittadino, di fronte a noi, non è un soggetto passivo ma una persona, titolare dei diritti. Il terzo asse è la visione personalistica-colonistica: il Servizio Sociale Italiano pubblica le etichette. Considera la persona e la sua interezza mai come un organo isolato, ma come un soggetto inserito nella propria comunità. Questa architettura di valori trova la sua sintesi nel nostro codice metodologico”.
Regondi ha quindi sottolineato che “oggi, tuttavia, è un sistema di welfare spesso sottofinanziato e ingabbiato nella democrazia. Questo mandato richiede una vera e propria scelta di un'esistenza etica quotidiana. Viviamo in un tempo di crescente polarizzazione in cui la nostra professione viene molto spesso usata come parafulmine nella responsabilità. A volte non è raro assistere agoni mediatiche o a dichiarazioni di famiglie e istituzioni che puntano il dito con le professioni di stile sociale, trasformiamoci in capri ispiratori a scopi politici, diminuendo la complessità culturale. Cosa significa dover garantire la Costituzione quando chi dovrebbe garantirla sembra disconoscerle? Significa ribadire con fermezza che la nostra responsabilità etica si rivolge alla Repubblica e ai cittadini non al potere politico del mondo. Il nostro mandato è autonomo. Dobbiamo ribadire che quando la politica attacca la professione sta principalmente attaccando il sistema di tutela. Sistema di tutela che noi non vogliamo. Noi siamo, per storia e per scelta, custodi della democrazia sostanziale nei perimetri esistenziali della nostra città”.

Concludendo, Regondi ha considerato che “ritrovarci oggi a Tremezzo non è una semplice celebrazione rituale, è l'affermazione corale che ogni giorno, con competenza e assoluta risoluzione, ricuce uno strappo tra il dettato costituzionale e la cruda quotidianità delle persone più vulnerabili. Voglio chiudere con le parole della nostra Presidente Rosina: “una comunità si misura per ciò che decide di fare quando qualcuno da solo non ce l'ha fatto. Questa prima ancora di essere la responsabilità dei servizi sociali è la promessa della nostra comunità”. Mi rivolgo qui alla comunità professionale tutta ma anche agli amministratori e ai politici in sala. La nostra comunità professionale ha un ruolo politico, ha un mandato istituzionale da compiere. Noi ricordiamocelo, voi lasciatecelo”.

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