Comuni
Trasformare il metodo sperimentato con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza in una prassi strutturale dell’azione amministrativa, fondata su obiettivi definiti, tempi certi e misurazione dei risultati. È questa una delle principali indicazioni del Rapporto “Le leve per la crescita. Coesione, competitività e modernizzazione istituzionale oltre la stagione del PNRR”, promosso da ANCI e curato da Roberto Garofoli, illustrato oggi alla Camera dei deputati alla presenza del Vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, del Sindaco di Roma Roberto Gualtieri e del Presidente di ANCI e Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi.
Il documento, frutto di un anno di lavoro e del contributo di oltre cento esperti ed esponenti delle istituzioni, individua le priorità per la crescita dell’Italia oltre il PNRR, con un focus su coesione sociale, competitività, modernizzazione istituzionale, divari territoriali, capitale umano e servizi essenziali. Il Rapporto evidenzia i risultati ottenuti grazie all’approccio basato sulla misurazione delle performance e sul rispetto degli obiettivi. Rispetto al 2019, i tempi medi di pagamento della Pubblica amministrazione centrale sono scesi da 53 a 27 giorni. Nella giustizia civile, la durata dei procedimenti si è ridotta di circa la metà, mentre le pendenze arretrate sono diminuite del 54%. È stata inoltre razionalizzata la rete delle stazioni appaltanti, passate da oltre 38 mila a 3.823 presidi qualificati, mentre il ricorso alle procedure cartacee è sceso dal 45% del 2023 all’1% del 2025.
Progressi che, sottolinea il documento, richiedono continuità e interventi strutturali per tradursi in una crescita duratura. Sul fronte dei divari territoriali, tra il 2021 e il 2024 il PIL del Mezzogiorno è cresciuto dell’8,5%, a fronte del 5,8% del Centro-Nord. Il divario resta tuttavia significativo con il PIL pro capite meridionale che si attesta a poco più della metà di quello del Centro-Nord. A questo si aggiunge la perdita di capitale umano: in vent’anni il Sud ha perso mezzo milione di laureati, con un costo economico stimato in 116 miliardi di euro, mentre dal 2011 l’Italia ha registrato l’emigrazione di 630 mila giovani qualificati, per un valore formativo non recuperato vicino ai 160 miliardi di euro.
“Oggi più che mai, la crescita deve essere una priorità assoluta, non soltanto per ragioni economiche, ma per il benessere sociale e la tenuta democratica del Paese. In un contesto segnato da crisi internazionali, vulnerabilità energetiche e declino demografico, è necessario attivare tutte le leve disponibili. A partire dall’investimento sociale, valorizzando le energie ancora non pienamente coinvolte di giovani, donne e territori, soprattutto nel Mezzogiorno, e riducendo divari che frenano le opportunità individuali e il potenziale produttivo nazionale. Ampliare la partecipazione alla vita economica è una scelta di equità, ma anche una precisa strategia di politica economica. Altrettanto decisiva è la qualità delle istituzioni. Le risorse devono tradursi in risultati concreti attraverso obiettivi chiari, priorità strategiche e una maggiore capacità di coordinamento e attuazione. Il PNRR ha dimostrato che il nostro sistema istituzionale sa mobilitarsi quando responsabilità e scadenze sono ben definite. La vera sfida oggi è rendere questa capacità strutturale e permanente, anche oltre il Piano, anche per le politiche nazionali. Non solo quelle europee. L’ambizione del Rapporto è dunque, prima di tutto, istituzionale e civile: mettere a disposizione di chi è chiamato a governare, indipendentemente dalle appartenenze politiche, analisi e prospettive su temi cruciali per il futuro del Paese” dichiara Roberto Garofoli, curatore del Rapporto.
«Il PNRR ha dimostrato quanto semplificazione, flessibilità e responsabilizzazione siano decisive per trasformare le risorse in risultati concreti. Il rispetto dei tempi e il legame tra riforme e investimenti hanno segnato un cambio di metodo, fondamentale per raggiungere gli obiettivi e dare continuità ai risultati. Questa esperienza offre indicazioni importanti per il futuro delle politiche europee. In un contesto profondamente cambiato, servono strumenti più flessibili e capaci di rispondere alle nuove esigenze. La revisione delle politiche di coesione, con cinque priorità — acqua, casa, energia, competitività e difesa — va in questa direzione. Il rapporto curato da Roberto Garofoli contribuisce a individuare le priorità dell’azione pubblica, affrontando le sfide del sovrappopolamento urbano, con le esigenze legate alla casa e alla mobilità, e dello spopolamento delle aree interne. Garantire il diritto di restare nei propri territori e offrire opportunità alle nuove generazioni è essenziale per ridurre i divari e rafforzare la coesione sociale ed economica» dichiara Raffaele Fitto, Vicepresidente Esecutivo della Commissione europea.
«La vera sfida è fare in modo che la capacità dimostrata con il PNRR diventi un patrimonio permanente delle nostre istituzioni. In questi anni i Comuni hanno affrontato un impegno straordinario, anche grazie a una forte motivazione e a una responsabilizzazione che ha coinvolto non soltanto i sindaci, ma anche il personale delle amministrazioni, comprese quelle più piccole. È cambiato anche il rapporto con lo Stato centrale, con una collaborazione istituzionale che ha consentito di lavorare insieme verso obiettivi chiari, al di là delle differenze politiche. Oggi dobbiamo consolidare questa esperienza, come indica anche il Rapporto curato da Roberto Garofoli, puntando su maggiore flessibilità nella programmazione, tempi certi e una migliore integrazione delle risorse nazionali ed europee. La sfida è trasformare quanto abbiamo imparato in un metodo stabile, capace di affrontare insieme le difficoltà delle grandi aree urbane e quelle dei territori interni. Perché la crescita del Paese passa dalla capacità di garantire servizi, opportunità e risposte concrete a tutti i cittadini» commenta Gaetano Manfredi, Presidente ANCI e Sindaco di Napoli.
Tra le priorità individuate figurano il rafforzamento della ZES Unica attraverso una politica industriale orientata all’occupazione stabile, un Piano nazionale per favorire il rientro dei talenti, con obiettivi misurabili, e il completamento delle infrastrutture ferroviarie ad alta velocità secondo scadenze definite al 2035.
Il Rapporto richiama inoltre la necessità di intervenire sui servizi essenziali. Nel settore idrico, le perdite raggiungono il 42% dell’acqua immessa in rete. Oltre 1.300 gestioni comunali investono mediamente 29 euro per abitante, contro i 94 euro dei gestori industriali. Tra le indicazioni figurano la progressiva industrializzazione del servizio e il recupero dei 2 miliardi di metri cubi d’acqua inutilizzati nei bacini artificiali.
Nella trasformazione digitale, a fronte del raggiungimento di una copertura cloud che interessa il 96% dei Comuni, la sfida riguarda ora il coordinamento nazionale nell’adozione dell’intelligenza artificiale e la manutenzione continuativa dei sistemi. In ambito sanitario, l’effettiva operatività delle Case e degli Ospedali della Comunità richiede di affrontare la carenza di oltre 38 mila infermieri e operatori sociosanitari e di riorganizzare la medicina generale, anche alla luce del previsto pensionamento del 42% dei medici di base
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