Europa
Condividendo l’obiettivo comunitario di rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale tra i paesi dell'UE, Regione Lombardia ha promosso un incontro a Bruxelles su come affrontare le nuove sfide legate alla competitività, alla transizione ecologica e digitale, alla ricerca e alle competenze, al diritto a rimanere, all’agricoltura e alla sicurezza alimentare.
Nella sede del Comitato Europeo delle Regioni, nell’ambito del convegno 'Lombardia, Europa: vincere la sfida della competitività', ha preso la parola il Presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, davanti a una platea composta da europarlamentari e attori lombardi dell’economia e dell’impresa, considerando che "è il sistema lombardo che preme sulle istituzioni europee”, sollecitando l’esecutivo europeo su diversi temi cruciali, a cominciare dal paventato ridimensionamento delle Regioni, evidenziando che "togliere alle Regioni la gestione dei fondi va contro ogni logica di buonsenso e penalizza soprattutto sistemi virtuosi come quello lombardo. Regione Lombardia è più efficiente dello Stato italiano e accentrare a Roma la negoziazione e la programmazione delle risorse significherebbe restare invischiati nel pantano e nelle lentezze tipiche del centralismo. La Lombardia ha dimostrato di gestire con efficacia i fondi Ue: l’Europa dovrebbe premiare i territori più meritevoli, e anzi sarebbe opportuno che le risorse comunitarie non spese vengano redistribuite alle Regioni che sanno investire a beneficio dei cittadini".
Nel corso dell'evento si è tenuta anche la tavola rotonda "Diritto a rimanere: l’esperienza della Strategia delle Aree interne in Lombardia e la sfida dell’housing a prezzi accessibili", che ha visto la partecipazione di Matteo Luigi Bianchi, rappresentante ANCI Lombardia, Vicepresidente del Comitato Europeo delle Regioni e relatore del parere “Rafforzare la dimensione territoriale delle relazioni UE-Svizzera”.
Bianchi ha considerato che "il fenomeno dello spopolamento non riguarda solo piccoli borghi o aree rurali isolate: rappresenta una sfida strategica per la competitività e la coesione della nostra regione e, più in generale, per l’intero sistema europeo. Le comunità interne custodiscono risorse umane, culturali e ambientali uniche, e il loro declino rischia di indebolire il tessuto economico, sociale e identitario della Lombardia". Per questo, "il ruolo delle istituzioni è cruciale, ma deve essere esercitato in modo coerente con il principio di sussidiarietà", ha affermato Bianchi, sottolineando che "ogni livello istituzionale ha strumenti e responsabilità specifiche: a livello europeo, possiamo contare su politiche e strumenti strategici, dai fondi di coesione ai programmi transnazionali, fino al sostegno alla cooperazione macroregionale livello nazionale, lo Stato può intervenire definendo regole quadro, offrendo incentivi fiscali e infrastrutturali e sostenendo programmi per l’housing e l’inclusione sociale. A livello regionale, la Lombardia ha il compito di tradurre strategie europee e nazionali in azioni concrete, calibrate sulle specificità territoriali. A livello locale, i Comuni e le comunità sono i protagonisti della rinascita. Tuttavia, è essenziale che gli enti locali siano supportati con risorse, formazione e strumenti organizzativi adeguati: autonomia senza capacità amministrativa rischia di essere inefficace".
Partendo da queste basi, Bianchi ha considerato che si possono individuare alcune leve concrete per sostenere lo sviluppo socio-economico delle aree interne: incentivi fiscali e sostegno alle imprese; l'housing accessibile e la rigenerazione urbana; le infrastrutture digitali e mobilità sostenibile; il rafforzamento della capacità amministrativa e la partecipazione e governance multilivello.
Si può quindi dire, secondo Bianchi, che "lo sviluppo delle aree interne è una sfida che richiede equilibrio: autonomia locale, responsabilità amministrativa e coordinamento strategico a tutti i livelli istituzionali. Investire in queste comunità non è solo una necessità sociale, ma un’opportunità strategica per rafforzare la competitività, l’identità e la coesione della Lombardia e dell’Europa".
Concludendo, il rappresentante di ANCI Lombardia ha ricordato "che il diritto a rimanere non è solo un principio, ma una politica concreta che può trasformare le nostre aree interne in motori di innovazione e benessere. Il futuro delle nostre comunità dipende dalla capacità di creare condizioni favorevoli allo sviluppo locale, sostenendo le persone che scelgono di investire qui la propria vita, le proprie competenze e le proprie energie".
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