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Il Progetto InLav (Integrazione Lavoro), promosso da Regione Lombardia con Anci Lombardia e l’Università degli Studi di Milano Bicocca, per rispondere al problema dello sfruttamento lavorativo e favorire l’emersione del lavoro irregolare, è al giro di boa. Dopo l’avvio dell’attività formativa sui territori si è tenuto questa mattina un workshop che ha voluto valorizzare e condividere gli strumenti, le metodologie e le esperienze sviluppate dai PUA – Punti Unici di Accesso inLav - al fine di favorirne una piena e rapida applicazione e diffusione, oltre che ad aggiornare sullo stato dei lavori e per scambiare pratiche e informazioni.
Paola Angela Antonicelli di Regione Lombardia ha introdotto i lavori con una relazione sulle politiche regionali del lavoro a favore di soggetti fragili, evidenziando come in questa cornice il “progetto InLav, iniziato nell’ottobre 2022, si è sviluppato in un tempo lungo che ha visto il coinvolgimento dei territori e l’avvio dei PUA, cosa che ha reso necessario chiedere la proroga della chiusura del progetto, fissata a marzo 2026. Come Regione vorremmo che i risultati di questo progetto siano leggibili all’interno degli indirizzi che ci stiamo dando in merito alle politiche del lavoro. Negli anni, l’attenzione di Regione Lombardia per i soggetti fragili ha visto l’ente partire dalle norme e dalle misure esistenti, curvandole e adattandole ai target più complessi. Oggi si pensano nuovi modelli e nuovi strumenti e si deve capire come si collocheranno in questo quadro i PUA. Sarà importante far conoscere i risultati del progetto, di modo che i PUA possano essere attori principali”.
I numeri di InLav evidenziano che sono 12 gli Ambiti territoriali nei quali sono attivati dei PUA, come ha illustrato Stefano Toselli di Anci Lombardia, considerando che da quando sono stati attivati sono state 333 le schede di intercettazione primo contatto, che derivano per il 72% da uomini, per lo più inoccupati e con un titolo di studio basso. Sono invece 96 le persone prese in carico. Nell’interazione, i servizi più richiesti sono legati alla ricerca di informazione e orientamento in merito alla condizione lavorativa e al supporto all’accesso ai servizi di ricerca e di orientamento lavoro. Un aspetto fondamentale per favorire lo sviluppo dei PUA è stato il coinvolgimento delle istituzioni, andando così a definire collaborazioni con tutte e 12 le Province lombarde e 65 stakeholder. Infine, un obiettivo di progetto da raggiungere alla sua conclusione, sarà la sottoscrizione di 12 Patti Territoriali per lo sviluppo dell’iniziativa in un’ottica di cooperazione e integrazione tra sistema pubblico e privato in materia di integrazione socio-lavorativa.
Egidio Riva, dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, ha preso la parola ricordando che “questo progetto nasce tenendo presente un target molto specifico, anche se l’obiettivo ambizioso che tutti dobbiamo porci è quello di partire da una sperimentazione per arrivare a portare a sistema le azioni che intraprendiamo”. Per Riva “il rischio di sfruttamento lavorativo è legato a un sistema di fattori; le spiegazioni non possono essere trovate solo su un versante individuale e quindi il piano su cui vanno costruite le soluzioni deve essere un piano complesso che prende in esame le diverse variabili e i diversi soggetti coinvolti. L’università sta accompagnando i territori a definire chi sono i soggetti che vanno intercettati, considerando innanzitutto la differenza tra lavoro irregolare e sfruttamento lavorativo, perché, soprattutto nel secondo caso, spesso, le persone coinvolte non hanno la possibilità di scegliere o decidere. Primo punto su cui lavorare è quindi far sì che le persone a rischio sfruttamento possano avere le risorse per evitare di essere sfruttati”.
Strategie e strumenti di supporto
Il workshop si è quindi focalizzato sulle azioni messe in campo da InLav, a partire dalla formazione che ha coinvolto i territori in percorsi con lezioni in presenza e a distanza e ha visto la definizione di toolkit formativi, come indicato da Giuseppe Imbrogno, esperto di Anci Lombardia.
Sul fronte comunicazione, aspetto decisivo per far conoscere e diffondere l’iniziativa sia che agli Enti e ai cittadini, con particolare riguardo al multilinguismo, InLav ha sviluppato una batteria di strumenti e di iniziative che sono state illustrate da Davide Lopresti, responsabile della comunicazione per il progetto InLav.
Sui Patti Territoriali e la loro funzione per creare una rete territoriale per contrastare il lavoro irregolare, da Anci Lombardia sono intervenuti il Vicesegretario Generale Giuseppe Guerini e Francesco Severgnini.
Guerini ha evidenziato che i Patti Territoriali vogliono “rafforzare la cooperazione tra pubblico, privato e privato sociale sul tema sociale, per dare forza e valore a due esigenze reali e urgenti per i territori: far emergere il lavoro nero e irregolare e promuovere percorsi di integrazione socio-lavorativa per persone straniere e fragili”. In tal senso il Patto diventa uno strumento per coordinare le risorse esistenti, costruire una regia condivisa e tradurre i problemi in azioni complete, le cui basi giuridiche e normative, confrontate anche con quanto di simile già esiste a livello locale, sono state delineate da Francesco Severgnini.
In conclusione della mattinata, Giovanni Bursi e Maria Antonia Molteni, Project manager e Content e networkin manager del progetto, hanno evidenziato l'importanza della partecipazione dei territori a questo progetto, determinante per la riuscita della sperimentazione e la successiva possibilità di rendere stabili i risultati nel tempo.
La giornata è continuata con la presentazione di alcune esperienze maturate sui territori.
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