#ANCI2025
TEMI: EUROPA
Nella giornata di apertura della 42° Assemblea Anci a Bologna, le European Urban Initiative (EUI), i programmi di innovazione e rigenerazione urbana, sono stati il focus di un incontro che ha messo al centro le esperienze dei Comuni.
Ha aperto i lavori con un saluto istituzionale Stefano Lo Russo, Sindaco di Torino e Vicepresidente ANCI, Delegato alle Politiche europee e internazionali: "Come Anci ribadiamo che la dimensione della coesione e rigenerazione urbana sono il pilastro attraverso cui le città hanno migliorato il benessere delle comunità. Ribadiamo la necessità di un rapporto diretto tra città e Commissione per un ruolo centrale delle città. Anci si sta battendo per rafforzare e salvaguardare i fondi di coesione".
Ivan Curzolo del Dipartimento Politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Senior expert and policy advisor in territorial development and cooperation, ha raccontato del successo del programma territoriale Urbact che ha permesso lo scambio di buone pratiche su diversi temi tra i quali giovani e digitalizzazione.
Sandra Gizdulich del Dipartimento Politiche di Coesione Presidenza del Consiglio dei Ministri, Senior Urban Expert, ha sottolineato come oggi in tema di fondi europei sia "il momento di pensare al futuro e alla nuova programmazione che avrà un unico fondo, sarà attivato attraverso i Piani di partenariato nazionale e regionale e sarà finalizzato a sostenere la prosperità sostenibile e a promuovere la sicurezza e la capacità di difesa dei territori". Eleonora Giorgi, Segretariato EUI, ha presentato i programmi.
Matteo Luigi Bianchi, Vicesegretario di ANCI Lombardia e membro del Comitato delle Regioni, ha sottolineato come quest’anno l’Associazione arrivi a questo appuntamento con una novità di grande rilievo: ANCI è diventata Urban Contact Point nazionale del Programma EUI. “Un riconoscimento prestigioso ha sottolineato Bianchi - che testimonia la credibilità del lavoro svolto finora. È un segnale politico chiaro: l’Europa vede nei Comuni italiani dei protagonisti affidabili, capaci di innovare, rigenerare e sperimentare”.
E su EUI e Urbact, Bianchi ha proseguito: “l'Italia è protagonista. Ricordo che nell’ultima call URBACT IV, l’Italia è prima in Europa per numero di Comuni partecipanti, con una presenza molto significativa di città medie e piccole. Ciò dimostra che anche i piccoli comuni se sollecitati possono dare un contributo straordinario. In questo caso le Anci regionali hanno un ruolo centrale per la creazione della filiera. Il futuro dei Comuni passa da amministratori che sanno innovare. Non solo Comuni grandi ma anche medio piccoli. La forza del sistema lombardo è il suo essere policentrica con una serie di città medie su tutto il territorio.
Bianchi ha inoltre sottolineato l'importanza dei territori di confine anche di natura macroregionale. Ha poi evidenziato delle riflessioni nel suo ruolo di Vicepresidente del Comitato Europeo delle Regioni: “"Una maggiore integrazione tra politiche urbane e politiche di coesione. URBACT ed EUI anticipano il modello di governance che stiamo costruendo. Il rafforzamento del livello locale nella definizione delle strategie, le città, soprattutto quelle medie, saranno chiamate sempre più a co-progettare politiche europee. Infine, è necessario valorizzare le reti transnazionali e delle cooperazioni macroregionali. L’Europa dei prossimi anni si costruirà anche attraverso i partenariati tra territori, non solo tra Stati”.
In conclusione, il Vicesegretario di Anci Lombardia ha posto tre direttrici di lavoro concrete su cui lavorare: "supportare i nuovi Comuni che entrano nei programmi europei attraverso un accompagnamento continuo: formazione, mentoring, tutoraggio tra città. È necessario inoltre integrare PNRR, fondi strutturali ed EUI, non possiamo più permettere che le città lavorino su tre binari separati, in questo senso serve una strategia nazionale che coordini davvero le diverse fonti di finanziamento. Infine, credo sia necessario creare un Osservatorio nazionale dei progetti urbani europei, un luogo stabile dove monitorare, valorizzare e trasferire le esperienze migliori. Le buone pratiche non devono restare chiuse in una rete: devono diventare patrimonio comune dei Comuni italiani”.
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