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SANITA'

Emergenza sanitaria, Guerra: Tutela della salute deve ripartire dai territori

30 Giugno 2020

L’intervento del Presidente Guerra in occasione del Webinar organizzato da Polis Lombardia

“Con l’emergenza sanitaria abbiamo tutti compreso come il sistema dei Medici di medicina generale sia e debba essere l’anello indispensabile all’interno di un sistema che è necessario riformare”. Così il Presidente Mauro Guerra ha aperto i lavori del Webinar organizzato dall'Accademia per il sevizio sociosanitario lombardo di Polis Lombardia, la quale gestisce il corso regionale di formazione specifica in medicina generale, nell’ambito di un ciclo di videoconferenze dedicato ai tirocinanti di medicina generale che frequentano il corso in Lombardia. 

“Fino a qualche mese fa per i Sindaci dei piccoli Comuni il tema dei Medici di Medicina generale riguardava due questioni principali, il pensionamento e la conseguente difficoltà a garantire la copertura dei servizi specie nei territori più marginali, e l’organizzazione delle strutture e degli ambulatori. Il passaggio della fase più acuta dell’emergenza ha fatto compiere un passo avanti facendo reciprocamente conoscere i delicati ruoli che rivestono sui territori il Medico di medicina generale e il Sindaco”.

Guerra ha parlato della Lombardia come di un “territorio sul quale dal punto di vista sanitario ed economico-sociale è passato un vero tsunami” che ci permette però di riflettere su come costruire un sistema che ci preservi da eventi futuri e in generale sul fatto che in tema salute pubblica si realizzi qualcosa di diverso rispetto alla situazione ante pandemia.

“Anci Lombardia – ha sottolineato - ha sempre segnalato le criticità del sistema socio sanitario lombardo. Già a partire dalla nuova legislatura, Anci segnalava la necessità di una reale integrazione delle politiche a supporto dei Comuni e le comunità, di una rivisitazione della legge 23 che permettesse anche una integrazione dei servizi comunali con la rete dei Mmg. Abbiamo inoltre posto il tema della riorganizzazione della rete ospedaliera attraverso la costruzione di filiere di assistenza dove l’ospedale non fosse l’unico, ma uno dei punti della filiera stessa. Insomma ci troviamo di fronte ad un problema che esisteva già e che la pandemia ha fatto solo esplodere”.

In tema di priorità Guerra ha parlato di innalzare la capacità di risposta territoriale ai bisogni di salute mettendo insieme tutti gli attori sul territorio. “Nei momenti più cupi della pandemia, i Comuni hanno trascorso alcune settimane a cercare di capire cosa succedesse rincorrendo le Ats prima e le Prefetture poi per riuscire a costruire un sistema di condivisione delle cose. Abbiamo messo in campo iniziative a supporto della comunità e faticosamente abbiamo costruito sistemi informali di coinvolgimento per superare le criticità”.

“Credo che questo disastro che abbiamo vissuto – ha aggiunto - ci lasci delle occasioni da cogliere. Un patrimonio condiviso che ci insegna che la tutela della salute deve necessariamente fare i conti con i territori, con la necessità di integrare le politiche regionali e centrali  e con la necessità di ricostruire ambiti di governance tecnico, amministrativo e politico-istituzionale all’interno della stessa filiera in cui ci sia una riorganizzazione interna. Un discorso che vale non solo in ambito sanitario ma anche nella gestione amministrativa dei Comuni”.

Il Presidente Guerra ha fatto il punto anche sugli investimenti di risorse che “dobbiamo spendere bene e che contempli una riqualificazione complessiva: ambulatori, Presst, Pot, strumenti di diagnostica, organizzazione delle risorse umane in termini di quantità, formazione, all’interno di un progetto di sistema”.

Ha infine posto l’accento sulla necessità di partire da territori, dai piccoli Comuni che sono circa il 65% del totale, e dai Medici di medicina generale e riflettere su strumenti che ci permettano di mettere in campo “dal basso” un sistema di sanità territoriale. “È necessario però – ha concluso - ripartire dalle funzioni, attraverso il cambiamento ciascuno della propria prospettiva, l’ascolto, la ricognizione di bisogni e dei diritti che dobbiamo garantire ai cittadini, e da qui ripensare le strutture”.

 

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