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Gioco d'azzardo: ai Comuni il compito di lavorare sulla coesione sociale

29 Gennaio 2018

La terza edizione degli Stati Generali mette le realtà locali al centro di un ampio piano di interventi di prevenzione e cura.

Si è fatto molto, negli ultimi anni, ma non abbastanza per combattere il fenomeno del gioco patologico. Questa la triste ma realistica conclusione a cui sono giunti i relatori della terza edizione degli Stati Generali per il contrasto al Gioco d'Azzardo, organizzati il 29 gennaio nella sede di Anci Lombardia a Milano. Politici, amministratori, esperti del tema si sono confrontati sullo stato dell'arte in materia di normative, sanzioni, prevenzioni e cura del fenomeno, ammettendo quanto il gioco patologico rimagna una delle piaghe sociali più complesse da affrontare e combattere, ma intenzionati a lanciare un messaggio il più possibile concreto, propositivo e ottimista per il futuro.

E il messaggio è chiaro: sono i Comuni e più in generale le realtà locali i veri motori del cambiamento. Solo con un'azione coordinata, duratura e concreta di chi vive nel quotidiano l'impatto delle ludopatie sul proprio territorio e ha la percezione di quanto il fenomeno sia esteso, si possono realmente attivare politiche concrete di intervento. Sempre nell'ottica di fare, costruire, proporre. "Il contrasto al gioco d'azzardo è una battaglia basata sul dire No, ma che è piena di Si: sì a una dimensione politica e culturale dell'agire di tutti gli attori coinvolti, sì alla condivisione di obiettivi locali e nazionali che ridiano senso a un tema da cui nessuno può dirsi esentato", ha esordito Don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità. "Il fatto che questo evento si tenga nella Casa dei Comuni, che è sede di Anci Lombardia, non è solo un segno di ospitalità, ma di copromozione e di condivisione degli obiettivi: i Comuni vogliono rinnovare il loro impegno a combattere il proliferare del fenomeno e assumersi il ruolo di costruttori di coesione sociale. Oggi - ha spiegato Virginio Brivio, sindaco di Lecco e Presidente di Anci Lombardia - viviamo in comunità da ricucire, in cui il venire meno della dimensione del noi e la scomparsa di luoghi di incontro e socializzazione portano a un crescente isolamento a un "silenzio" assordante, ormai ben più esteso che alle fasce più deboli della popolazione". Un punto di vista con cui concorda Arianna Censi, vice sindaco della Città Metropolitana: "Bisogna consolidare il lavoro dei Comuni e delle associazioni che operano sul territorio, intercettando i flussi di persone che frequentano, per esempio, biblioteche rionali o centri anziani. Perchè qui si può costruire una rete di aiuto, di informazione, di prevenzione". Servirà poi una sempre maggiore certezza normativa, da confermare nel tempo, per non correre il rischio che quanto fatto venga poi vanificato dall'emergere di nuove priorità.


Iori: "Uscire presto dal limbo normativo e decisionale"
Dicevamo di uno scenario ancora complesso, in cui decisioni prese e linee programmatiche vincenti si mischiano a progetti mai partiti o arenatisi sulla via della conferma a livello nazionale. Ne parla Matteo Iori, dopo aver citato una serie di risultati importanti, dallo stop alla pubblicità a tema dalle 7 alle 22 su tutte le tv generaliste, alla trasformazione dell'Osservatorio dedicato dai Monopoli alla Sanità, sino allo stanziamento nel 2016 di un fondo specifico da 50 mln di euro addizionali per le Regioni. "Dopo la messa in discussione da parte della Regione Piemonte di quanto deciso nella Conferenza Unificata, siamo di fatto in un limbo dal 10 gennaio scorso, in cui le decisioni da prendere sono state rimandate, mi pare evidente, a dopo la scadenza elettorale del 4 marzo". Ed è proprio ai candidati politici che Iori suggerisce di rivolgersi, con richieste precise: "Vogliamo sapere chi è disposto davvero a metterci la faccia. Chi è pronto a chiedere l'annullamento totale della pubblicità a tema, la riduzione di 1/3 dei giochi e una proposta di legge organica che supporti gli enti locali nel regolamentare la materia e i cittadini nel loro diritto di essere curati".

Il ruolo delle mafie, Guarisco: "Meno politica, più pol-ETICA"
La giornata del 29 gennaio è stata anche occasione per ribadire il ruolo fondamentale che le mafie giocano nella diffusione dell'azzardo. E per interrogarsi, in questo contesto, su quale debba essere il ruolo del gioco legale. Spiega Luigi Guarisco, referente di Libera Lombardia: "Direi che è evidente una contraddizione: da un lato la nostra Costituzione, all'articolo 32, tutela la salute; dall'altro lo Stato sostiene un sistema di giochi che creano dipendenza e attentano alla salute. Il gioco, anche se legale, alimenta il sistema di mafie. E come tale andrebbe molto più regolamentato". Lo chiede con forza Franco Mirabelli, senatore: "Le mafie investono nelle società gestori dei giochi. Ci vorrebbero quindi criteri molto rigidi per selezionare quali aziende hanno diritto ad accedere alla concessione e il percorso di partecipazione, per chi ha carichi pendenti, andrebbe reso praticamente impossibile da percorrere". Più coordinamento servirebbe, invece, tra le politiche degli enti locali. Spiegano al Comune di Bergamo: "Già la possibilità di estendere le limitazioni di orario al gioco (colazione, pranzo, cena) che abbiamo messo in città a tutta la provincia, sarebbe un buon passo avanti". Concordano anche dal Comune di Milano: "Norme come il divieto di pubblicizzare le vincite, già sperimentate con successo altrove, dovrebbero essere estese anche al capoluogo".

Prevenzione e cura: un dovere etico collettivo
"Se la salute viene meno, siamo tutti soggiogabili", ha commentato Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento Interaziendale Prestazioni Erogate nell'area Dipendenze ASST S. Paolo e Carlo. Che ha poi invitato la platea a non lasciarsi prendere dalla tentazione, come spesso accade, di dimenticare ogni volta il peso sociale che le ludopatie hanno sulle comunità a noi vicine, perchè impegnati a seguire questo o quel fronte. "Una distrazione pericolosa, che può avere conseguenze molto gravi".

(Valeria Volponi)

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