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IMMIGRAZIONE

Migranti e richiedenti asilo: lavorare tutti e insieme, in ottica strutturale e non emergenziale

29 Dicembre 2016

Alta partecipazione e tanti temi sul tavolo: dalla sicurezza all'accoglienza diffusa come unica strada verso l'integrazione.

Oltre un centinaio fra sindaci, amministratori locali e rappresentanti delle istituzioni hanno partecipato giovedi 29 dicembre presso la sede di Anci Lombardia a Milano all'incontro organizzato dall'Associazione sul tema "Migranti e richiedenti asilo". Segno dell'interesse crescente per un tema che ha tante sfaccettature e che tocca aspetti diversi, in cui i Comuni sono coinvolti in prima linea: dalla sicurezza, al controllo del territorio, all'integrazione, all'equa distribuzione dei migranti tra i territori interessati, al ruolo di Prefetture, amministratori locali, Governo centrale. Graziano Pirotta, presidente del Dipartimento Welfare e Immigrazione di Anci Lombardia, ha ripreso il percorso fatto sinora da Anci, ricordando come proprio grazie a questi importanti passi dell'Associazione si è finalmente siglato un accordo con il Governo centrale su un tema su cui, troppo spesso e troppo a lungo, gli amministratori locali si sono sentiti abbandonati e in balia di decisioni prese altrove.


Roberto Scanagatti, presidente di Anci Lombardia e Sindaco di Monza, ha aperto l'incontro mettendo subito sul tavolo alcune questioni: "L'accordo raggiunto con il Ministero dell'Interno, che salutiamo con favore, è figlio di un importante momento di confronto in cui Anci ha affiancato i comuni, essendo sempre consapevole che il fenomeno immigrazione non può più essere considerato eccezionale o emergenziale ma ormai è del tutto evidente che durerà nel tempo e che richiede provvedimenti di carattere strutturale". Scanagatti ha anche precisato: "Come amministratori, abbiamo a cuore soprattutto il bene della nostra comunità che opera con una funzione di carattere solidale. E  in quest'ottica, il tema delle risorse non può essere taciuto: siamo tutti alle prese con bilanci di previsione, e anche se non subiremo tagli sappiamo che accanto a scarsità risorse economiche abbiamo un oggettivo problema di risorse umane. Il blocco del turnover ci impone di chiederci: quale personale potrà dedicarsi in modo attivo alla gestione delle politiche di accoglienza?".
 

Mario Morcone, prefetto Capo Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'Interno, si è detto molto soddisfatto di questa prima, concreta occasione di confronto con i sindaci della Lombardia. E non si è nascosto, nè si è sottratto, alla assunzione di responsabilità, ma in chiave proattiva: "So che abbiamo imposto la presenza di migranti con quote non sempre equilibrate in tutte l regioni, come so che in alcuni casi si è creata una situazione condivisa, mentre in altri ci sono state tensioni. Da qui, ho la consapevolezza che ai sindaci può essere fatta una sola richiesta: quella di essere amici di altri sindaci, perchè è impossibile che tra comuni a pochi chilometri di distanza l'uno dall'altro ci siano squilibri di presenza di centinaia di persone". Prosegue Morcone: "Il futuro ci impone una condivisione più giusta e un impatto meno forte sui territori: finalmente abbiamo risorse adeguate allo sforzo che il paese sta facendo per l'accoglienza e lavoreremo in questa direzione. E siamo pronti ad affrontare le crescenti sacche di irregolarità sul territorio, in una nuova prospettiva: il rimpatrio forzato non funziona, meglio rimpatrio volontario assistito, per permettere ai migranti di tornare al Paese di origine non da sconfitti.
 

Alessandro Marangoni, prefetto di Milano, ha aperto il proprio intervento con un sonoro: "Finalmente!". Un termine scelto per salutare con favore la presenza, oggi, "di una prospettiva importante e interessante che vede tutti noi non più subire la problematica immigrazione, ma la possibilità di cercare di governarla". Marangoni ha parlato anche di numeri: " E' impossibile che oggi solo un comune su tre accolga migranti, come è inaccettabile che tra i 3mila che in Italia li accolgono ci siano evidenti squilibri in termini di percentuali di assegnazione". E ha aggiunto: "Proseguendo con la modalità di lavoro che abbiamo attivato, tra Prefetture e Comuni, possiamo affrontare la realtà dell'immigrazione in maniera serena, cercando di risolverla in modo intelligente. Voglio ringraziare i sindaci, con cui abbiamo avuto a volte scontri duri, ma è un bene: bisogna dire le cose come stanno. Adesso abbiamo dei paracarri a destra e sinistra sulla strada e possiamo lavorare insieme: ricordiamoci che chi va da solo non arriva da nessuna parte, chi arriva da qualche parte è perchè cammina insieme a tutti i soggetti coinvolti".
 

Matteo Biffoni, delegato Anci sull'Immigrazione e sindaco di Prato, avverte: "Trovare risposte non è semplice. E mi scuso se ci abbiamo messo più tempo del previsto a siglare questo accordo con Il Viminale. Ma io, come molti, credevo che parlare di immigrazione volesse dire mediazione culturale, integrazione, lavorare sul futuro e su una nuova storia della città. Invece noi, noi tutti sindaci, oggi ci troviamo a occuparci di profughi, che è un'altra storia. Possiamo farlo in due modi: o decidere che noi sindaci stiamo fuori - ma poi i cittadini vengono in comune e non vanno in prefettura, a protestare- o entriamo in prima linea. Però, non sono d'accordo con l'approccio emergenziale: dobbiamo dare ai migranti un'accoglienza dignitosa, perchè sono persone, non pacchi postali. Ma allo stesso tempo è fondamentale mantenere il più possibile neutro l'impatto sulle nostre comunità". Biffoni ha anche fatto un forte richiamo al ruolo al quale il Governo non può sottrarsi: "Se io come Comune mi carico di responsabilità, in cambio devo avere certezze su quali e quanti siano i migranti che dovrò gestire. Se il patto tra comuni e Govenro centrale è di ferro, funziona, altrimenti è tutto inutile.
 

Luca Pacini, responsabile welfare di Anci nazionale, ha precisato che il piano siglato con il Viminale non intacca quanto stabilito nel luglio 2014. E comporta una serie di vantaggi per chi aderisce alla rete SPRAR. E ha aggiunto: " Con questo accordo, possiamo dare un apporto tecnico concreto per non abbandonare nessuno; certo ci vorrà del tempo, lavoreremo anno per anno con la speranza di vedere la parte emergenziale diminuire a favore di quella in mano dei sindaci che cresce, con politiche di immigrazione accoglienza che sono uguali a quelle di tutta la comunità. Non ci deve essere differenza tra l'accoglienza di un cittadino qualunque e l'accoglienza dei migranti". E ha concluso: "Il sindaco che dice no all'accoglienza fa danno al sindaco vicino. L'unica strada è l'accoglienza diffusa e l'approccio di rete, perchè non è possibile scaricare peso e responsabilità dell'onda migratoria su un comune limitrofo. Quando il carico, se ripartito, non è di nessun peso.

 

(Valeria Volponi)

 

 

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