Piccoli Comuni: regole e risorse certe per il cambiamento
20 Giugno 2010
Si è svolta a Drizzona la prima assemblea dei Piccoli Comuni lombardi
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Preservare la millenaria tradizione comunale italiana e attrezzare allo stesso tempo i piccoli comuni alle sfide del futuro. Si è svolta a Drizzona la prima Assemblea regionale dei Piccoli Comuni Lombardi, cui hanno partecipato oltre 100 sindaci di piccole realtà comunali, l’Assessore Lombardo alla Semplificazione Carlo Maccari, il Sottosegretario regionale ai rapporti con gli Enti Locali Marco Pagnoncelli, il Presidente della Provincia di Cremona manda un messaggio preciso alla Regione e al Governo: i piccoli Comuni sono una risorsa fondamentale per il territorio, garantiscono servizi e investimenti a cittadini che altrimenti si troverebbero al di fuori delle aree di grande interesse economico.
“I Sindaci lombardi hanno già dimostrato di saper fare, e saper fare bene – spiega la Presidente del dipartimento Piccoli Comuni di Anci Lombardia Ivana Cavazzini, Sindaco di Drizzona – e vogliamo ottimizzare ancora e allargare I servizi. Ma non sono immaginabili rivoluzioni a costo zero. Non accetteremo che si faccia scomparire con un colpo di penna la storia e la cultura dei nostri comuni. L’Italia è fatta di piccoli Comuni, cui la Costituzione assegna pari dignità che alle altre istituzioni”.
“Questo è un momento cruciale per I Comuni italiani, sui 16 miliardi di tagli della Finanziaria, oltre 14 sono a carico delle autonomie locali. Stiamo vivendo un vero massacro del federalismo – ha sottolineato Mauro Guerra, coordinatore nazionale della Consulta dei Piccoli Comuni – I Comuni non vogliono fare una battaglia di difesa, siamo pronti alla sfida: chiediamo da anni una politica coordinata tra Comuni, Stato e Regioni. Costruiamo parametri di virtuosità e strumenti di associazionismo che servono per dare migliori servizi ai cittadini e per riprenderci in mano l’autonomia dei nostri territori”. In Francia il 97% dei Comuni francesi fa parte di unioni comunali, perché esiste una normativa seria a riguardo. In Italia questo non succede: non basta imporre per legge le associazioni dei Comuni, c’è bisogno di mezzi, ad esempio fiscali, per favorire l’associazionismo”.
NUMERI: in Lombardia i Piccoli Comuni con meno di 5000 abitanti sono 1093 e rappresentano il 71% dei Comuni della regione (il 13,5% del totale dei Comuni italiani). Vi abitano 2milioni 145mila cittadini, oltre il 22% del totale regionale. Le unioni dei Comuni lombardi sono 53, il 17% delle 314 totali. Le compongono 191 Comuni. I cittadini lombardi che abitano in Comuni che fanno parte di un’Unione sono 289.592.
Questi i punti salienti emersi nell’Assemblea:
Manovra economica: pur non essendo soggetti al patto di stabilità, anche i Piccoli Comuni subiranno gravi effetti dalla manovra economica, sotto forma di tagli a I trasferimenti e di blocco delle assunzioni. Quest’ultimo punto in particolare rischia di paralizzare l’attività amministrativa. Se un Comune potrà assumere un solo dipendente ogni cinque pensionamenti, questo sarà forse sostenibile in grandi realtà con decin e decine di risorse umane, ma non certo in un piccolo comune con 5-10 lavoratori.
Differenziazione delle regole: nella Carta delle autonomie allo studio del Parlamento siano indicate le funzioni proprie dei diversi livelli di governo in modo da superare sovrapposizioni e permettere ai cittadini di individuare con chiarezza i centri di responsabilità. Insieme siano definite le risorse: spesso i Piccoli Comuni sono chiamati a esercitare nuove funzioni individuate da Stato e Regione senza le adeguate risorse finanziarie. Esiste un “modello lombardo” di gestione del bene pubblico a livello comunale, che può essere portato ad esempio anche nelle altre regioni.
L’introduzione di costi standard col federalismo fiscale contribuirà ad armonizzare la spesa dei servizi in tutta Italia e a far sì che si superino situazioni insostenibili. L’armonizzazione dei costi non deve trasformarsi in un livellamento al ribasso dei servizi erogati, ma deve anzi premiare quelle realtà comunali che riescono ad erogare buoni servizi a tanti cittadini, e a operare investimenti sul territorio tenendo sotto controllo la spesa.
Adeguatezza dei livelli di governo: è inevitabile e ragionevole che molti servizi vengano opportunamente gestiti in modo associato tra le diverse realtà municipali. L’obbligatorietà della gestione associata per i Comuni con meno di 5000 abitanti, contenuta nella Carta delle Autonomie e anticipata all’interno della manovra economica non rappresenta un problema, ma un’accelerazione importante su un percorso che i Comuni lombardi hanno già intrapreso.
Ma i Piccoli Comuni vogliono governare il cambiamento ed esserne protagonisti. E’ importante che gli enti locali chiamati a gestire in associazione i servizi siano protagonisti nella definizione degli ambiti ottimali. Le gestioni associate non devono essere viste come una pura operazione di risparmio, sono invece uno strumento per allargare e rendere adeguata l’offerta di servizi ai cittadini. Per questo si chiede alla Regione di confermare i fondi a sostegno delle gestioni associate e di mostrare coerenza introducendo premialità per le gestioni associate (ad esempio nella stesura dei bandi).
La definizione di ambiti ottimali di intervento non può non riguardare anche la variegata realtà delle Comunità montane lombarde. Anci Lombardia ritiene fondamentale l’esistenza di enti che operino politiche di ampio raggio sui territori montani e vuole avviare forme di collaborazione tra Anci e Uncem, per inserire le politiche a favore della montagna nel più vasto contesto dell’associazionismo comunale.
E-government e semplificazione: agli sforzi dei Comuni si deve associare, a opera della Regione, un supporto costante e la formazione permanente del personale comunale. Ci si pongano standard minimi di efficienza da raggiungere. La creazione di un Assessorato alla semplificazione nella giunta regionale offre un punto di riferimento importante: tra i temi condivisi, il ruolo degli sportelli unici, le normative sull’autocertificazione e la formazione dei funzionari pubblici. Anci intende anche promuovere le buone pratiche sul territorio.
Costi della politica: stanno diventando un serio problema di democrazia. Assumendosi grandi responsabilità (sia civili che penali), e rendendosi reperibili senza sosta, sosta, i Sindaci dei Piccoli Comuni svolgono in pratica un’attività di volontariato, ricevendo un’indennità che a malapena copre le spese sostenute. A fronte di ciò, ai Sindaci vengono ridotte le risorse e viene sostanzialmente impedito di lavorare.
Per di più su questo tema si denuncia una grave confusione, causata da un’errata informazione. E’ purtroppo opinione diffusa tra i cittadini che i costi della politica siano uguali a ogni livello e che un sindaco e un deputato guadagnino la stessa cifra. La realtà è che i compensi per gli amministratori dei Piccoli Comuni sono irrisori rispetto all’impegno prestato, e questo mortifica i Sindaci, nei quail invece I cittadini vedono ancora un baluardo delle istituzioni. C’è il rischio concreto che, proseguendo su questa strada, non ci siano più persone disposte ad amministrare i Comuni, e che il Sindaco sarà eletto solo tra il notabile locale, il pensionato di turno, o peggio un prestanome.