Il paradosso di Basiglio: città ricca ma Comune povero
12 Novembre 2010
Italia Oggi pubblica la classifica dei comuni più ricchi. Basiglio è in testa come reddito procapite (e tasse pagate), ma in fondo all'elenco dei beneficiari di trasferimenti.
Condividi questo articolo
“È Basiglio il comune più ricco dello Stivale – dichiara Marco Cirillo, Sindaco di Basiglio – ma il Comune, con l’iniziale maiuscola, ovvero l’ente pubblico che amministra il comune con la minuscola, non è affatto il più ricco d’Italia. Al contrario, ha un posto d’onore nella classifica dei cosiddetti Comuni-cenerentola, quelli che ricevono meno dallo Stato, il quale però attinge in tasse a piene mani dai cittadini di Basiglio: i più ricchi, sia in Lombardia che in Italia, per reddito medio pro capite e familiare.
A Basiglio abitano i cittadini più ricchi in Italia (54.497 euro pro capite di reddito medio) e più spremuti dallo Stato (a cui versano più di 8mila euro pro capite), un Comune “virtuoso”, tanto da ricevere un premio-sconto dal ministro dell’ Economia e Finanze – virtuosità che non dipende dai redditi prodotti sul territorio perché com’è noto i Comuni non compartecipano all’Irpef – e che investe un migliaio di euro circa a persona (940,59 euro in totale per ciascuno dei suoi 8.103 abitanti: 815,76 spese correnti e 124,83 investimenti) per fornire una serie di servizi e opere d’eccellenza consoni alle esigenze della cittadinanza e riceve in cambio dallo Stato un trasferimento di poco più di 40 euro (44 euro pro capite nel 2008: cifra con la quale neppure i servizi fondamentali di competenza dello Stato ma trasferiti ai Comuni possono essere garantiti).
“È scandalosa questa sperequazione che denuncio dal 2003 – dichiara il sindaco, componente di Anci Lombardia –. Con 44 euro pro capite restituiti a fronte degli 8000 e più versati allo Stato, l’Amministrazione ha fatto miracoli per assicurare anche negli ultimi anni gli stessi servizi d’eccellenza. Ma la virtuosità non sembra essere una virtù, anzi un vizio da punire sottraendo al Comune le tasse sui redditi che i cittadini producono sul territorio.
Se al pesantissimo taglio generalizzato dei trasferimenti ai Comuni, ai quali nel 2011 sarà tagliata anche l’Ici che lo Stato avrebbe dovuto rimborsare, con un logico aumento delle tariffe comunali, blocco della spesa per gli investimenti, contenimento delle spese correnti (cioè quelle per i servizi ai cittadini) e costi per garantire i servizi fondamentali, si aggiunge l’incongruenza del sistema dei trasferimenti statali che ancora una volta penalizza chi ha adottato politiche virtuose, il risultato è prevedibile: sarà a rischio persino l’espletamento delle funzioni fondamentali, quali per esempio anagrafe, stato civile, scuola, ecc. che lo Stato accolla ai Comuni.
E se le risorse economiche continueranno ad essere centralizzate dallo Stato, penalizzando i Comuni che con le loro politiche “virtuose” attraggono categorie di cittadini che producono più ricchezza e pagano più tasse, questa situazione, produrrà un danno maggiore della malattia che si vorrebbe curare: i Comuni smetteranno di praticare politiche virtuose fatte di servizi di qualità; investimenti e contenimento dei costi e torneranno ad essere totalmente dipendenti dallo Stato, con buona pace del federalismo.