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Elezioni 2018

Confronto Anci Lombardia - Candidati regionali, Brivio: "assessorato agli Enti locali e nuovo CAL" per migliorare le relazioni con i Comuni

22 Febbraio 2018

Confronto nella Casa dei Comuni con Attilio Fontana, Giorgio Gori, Onorio Rosati e Dario Violi

A una decina di giorni dal voto del 4 marzo 2018, Anci Lombardia ha ospitato un interessante confronto tra i quattro principali candidati alla presidenza di Regione Lombardia, perchè di fronte a un pubblico specializzato di amministratori locali e giornalisti potessero esprimere i punti principali del loro programma elettorale in merito ai temi più sensibili e critici. Tra questi: come ripartire le competenze sul territorio, quali priorità per sanità, welfare e trasporti e come affrontare il tema sicurezza e immigrazione. Coordinati da Gianni Trovati, giornalista de Il Sole 24 Ore, sono intervenuti: Attilio Fontana, Giorgio Gori, Onorio Rosati e Dario Violi.

A introdurre il confronto tra candidati, Virginio Brivio, Presidente di Anci Lombardia, che ha precisato: "Anci Lombardia e Upl hanno approvato un documento con proposte che sottoponiamo oggi ai candidati, in un confronto non solo di metodo ma di sostanza, affinchè il rapporto tra la Regione e gli Enti locali possa contare su elementi di miglioramento, anche alla luce dell'esito dei referendum sulla riforma costituzionale e sull'autonomia". Per Brivio "in un quadro di rinnovamento istituzionale in chiave autonomista, crediamo che la Regione sia lo snodo fondamentale per le materie di natura finanziaria, che deve avere un vestito cucito sulla misura delle autonomie locali e basato su azioni condivise e non decise a livello centralizzato".
Brivio ha quindi posto l'accento sulle regole, perchè "l'importanza data alle autonomie locali deve partire dall'introduzione di un assessorato agli enti locali e dal rilancio del CAL", per la gestione del quale "Anci Lombardia può dare supporto tecnico amministrativo, affinchè questo organismo non sia solo alla rincorsa di ciò che accade, ma che sia anche un organismo propositivo, rendendo evidente il lavoro di confronto già avuto in questi anni". Gli ha fatto eco Pierluigi Mottinelli, presidente di Upl: "Le province 2.0 restano organi di raccordo fondamentali su almeno due materie: viabilità ed edilizia scolastica. Diamo loro la possibilità di leggere le realtà locali, con le loro specificità e differenze".

Proprio sul ruolo delle province e sulla possibile definizione di autonomia differenziata si sono espressi, in primis, i candidati: per Fontana è necessario "contrastare l'eccessivo centralismo regionale per dare a Regione Lombardia le competenze che le spettano - programmazione, indirizzo, controllo - lasciando libertà d'azione alle province e ai sindaci. Attraverso un ripensamento del CAL, i primi cittadini potranno contare di più. E il ruolo amministrativo potrà risiedere, realmente, negli enti locali". Per Gori, che concorda nel lasciare alla Regione un ruolo di regia e controllo, "serve un nuovo riparto delle competenze in una logica di sussidiarietà, che parta dai comuni per passare alla aggregazioni degli stessi, alle province e infine in Regione. E' tempo di smettere di considerare i comuni come meri esecutori di decisioni prese altrove". Rosati allarga il discorso anche alla Città Metropolitana, che come le province ha bisogno di un ripensamento e di un modello più adeguato e consono ai tempi: "Al momento è una risorsa zoppa che serve a poco e il neocentralismo di Regione Lombardia, di fatto, blocca la possibilità di una sussidiarietà orizzontale vera". Violi rivendica maggiore spazio per i comuni e ritiene che parlare di autonomia come patrimonio comune equivalga, innanzitutto, al conferimento di maggiori poteri al CAL e poi a una sussidiarietà che deve riguardare, in primis, la finanza pubblica e la partecipazione al gettito.

Su sanità e welfare, le posizioni si dividono in merito alla legge 23. C'è chi la considera valida e chiede più spazio ai piani di zona (Fontana), chi spinge per la gestione in senso allargato di un tema che "deve ricomprendere emergenze come l'assistenza e trasporto disabili, la neuropsichiatria infantile, il trattamento delle ludopatie" (Gori), chi come Rosati la critica e propone un diverso sistema di accreditamento per le strutture private e chi, infine, come Violi, considera la legge 23 "tutta da rifare, perchè ha spinto sulla privatizzazione per i malati cronici e ricentralizzato la gestione dei medici di base". 

Più uniformi sono le intenzioni programmatiche sul fronte dei trasporti: la necessità di incentivare quello su rotaia, in sicurezza, l'irrimandabile attivazione di politiche di sostenibilità ambientale, l'obbligo di rendere efficienti le strade e i collegamenti in particolare in zone in gravi difficoltà, come il mantovano, in cui sono crollati ponti non ancora ripristinati, o le zone montane. Zone montane che, per Fontana, "avranno un assessorato dedicato", mentre per Gori "maltrattate troppo a lungo, meritano maggiore autonomia e un sistema di governance più efficace di quello attuale". 

Tornano a dividersi le posizioni, infine, sul tema caldo dell'immigrazione e della sicurezza: "La Lombardia ha già fatto ampiamente la sua parte, in termini di accoglienza", ricorda Fontana, mentre Gori osserva: "Abbiamo un modello che funziona, lo Sprar: incentiviamone l'adozione davvero". Per Violi, "parlare di immigrazione significa fare un percorso di educazione civica, di integrazione, tra migranti e cittadini, senza far sentire i comuni abbandonati, come spesso accade". Conclude Rosati: "Credo non si debba legare il concetto di sicurezza a quello di immigrazione. Legalità e sicurezza vogliono dire lotta alle mafie e controllo dei comportamenti non virtuosi della pubblica amministrazione, innanzitutto".  (VV)

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